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Assolte perché il fatto non sussiste. E’ questa la decisione del giudice nei confronti delle due ginecologhe

Assolte perché il fatto non sussiste. E’ questa la decisione del giudice nei confronti delle due ginecologhe del reparto di Ostetrica e Ginecologia dell’ospedale di Sassuolo accusate delle morte del piccolo Adam, deceduto durate il parto nel giugno del 2016. “Anche un intervento più tempestivo non avrebbe evitato il tragico evento” – questo si legge nelle motivazioni della sentenza. Un caso davvero tragico che colpì la mamma Tania di Perna, sassolese residente a Castellarano e la sua famiglia nell’estate del 2016. La donna, che soffriva di pressione alta, diabete gestazionale e aveva un peso che superava i 120 chili, si era recata all’ospedale alla 38esima settimana di gravidanza dichiarando di aver chiesto più volte un cesareo viste le sue condizioni. I medici, dopo aver tentato un parto naturale, eseguirono poi il cesareo, ma il bambino morì di lì a poco. I sanitari dell’Ausl nei successi comunicati a seguito della morte del piccolo parlarono di distacco massivo di placenta tra le cause della morte. La famiglia della donna, allora 35enne, da subito aveva denunciato la struttura sanitaria chiedendo che venisse fatta chiarezza su quanto accaduto. Ricordiamo che per la donna sarebbe stato il quarto figlio. Le accuse per le due dottoresse che operarono erano di omicidio colposo e lesioni per quella di turno e di lesioni per quella reperibile che era entrata in servizio poco dopo. Accuse tutte decadute con l’assoluzione di oggi.


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