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Un “vorticoso giro di false fatturazioni” di cui per ora è stata accertata solo una piccola parte.

Un “vorticoso giro di false fatturazioni” di cui per ora è stata accertata solo una piccola parte. L’hanno scoperto Polizia di Stato e Guardia di Finanza che, coordinate dalla Procura di Reggio Emilia, hanno arrestato quattro persone, finite ai domiciliari accusate di reati fiscali, bancarotta fraudolenta, riciclaggio.
“Minchia, 700 euro al giorno guadagni tu? Certe volte mille, 800, 600, 500”. “Ma in quanto? In 3/4 ore, tu più in fretta vai e più guadagni. Su tutti i piccioni di clienti tu prendi il frutto, l’Iva”. Nelle conversazioni intercettate dagli inquirenti, davano consigli a chi voleva lanciarsi nel ‘business’, perchè per loro, secondo guardia di finanza e polizia, di lavoro si trattava: erano “fatturieri”, emettevano cioè fatture per operazioni inesistenti. Un giro illecito stimato in 80 milioni di euro. All’alba ai domiciliari sono finiti Giuseppe Aloi, 40 anni; Salvatore Innocenti, 41 anni; Pasquale Mazzei, anche lui 41 anni, e il 44enne Salvatore Ruggiero. Due di loro sono nati all’estero ma sono tutti di origine crotonese e risiedono tra Reggio e provincia. Aloi, residente a Cavriago, è imputato nel processo Aemilia: per lui la Dda ha chiesto una condanna a 8 anni e 10 mesi per reimpiego di denaro finalizzato al supporto della presunta associazione di stampo ‘ndranghetistico. Per loro le misure cautelari sono state chieste e ottenute dalla procura della repubblica, che ha coordinato le indagini delle fiamme gialle e della squadra mobile. Contestualmente ai domiciliari, il gip del tribunale di Reggio ha disposto perquisizioni e sequestri di beni e società riconducibili agli indagati per un corrispettivo di 10 milioni di euro: tra questi, il bar 7mila caffè di viale Martiri di Piazza Tien An Men, in città. L’attività è intestata all’ex moglie di uno degli arrestati, Salvatore Innocenti, e, secondo le indagini, serviva per ripulire il denaro ottenuto con le frodi fiscali. Reimpiego, riciclaggio, bancarotta fraudolenta alcune delle ipotesi di reato a carico dei 4, a vario titolo.
Le indagini sono iniziate quasi 3 anni fa, dopo i risultati dell’operazione dell’ottobre del 2015 denominata “House of cards”, letteralmente “casa di carte”: all’epoca, la denuncia di un giovane vittima di estorsione aveva portato a 6 misure cautelari. Era emersa l’esistenza di una presunta associazione a delinquere finalizzata all’emissione di fatture per operazioni inesistenti, all’estorsione e all’usura. Da lì è stato costituito un vero e proprio pool, una squadra coordinata dal pm Giacomo Forte che con indagini tecniche si focalizza sulle modalità tipiche delle società cartiere. Indagini nel corso delle quali sono stati sequestrati 120mila euro in contanti, ritenuti appunto frutto dell’attività di falsa fatturazione, trovati in parte nascosti negli infissi delle tapparelle di casa di uno dei 4 arrestati. Squadra mobile e fiamme gialle non hanno dubbi sul fatto che il giro illecito sia molto più ampio e molti dettagli devono rimanere riservati visto che le indagini proseguono con il controllo delle movimentazioni bancarie scoperte dagli inquirenti.


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