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Un carpigiano di 38 anni e una 31enne di Novi di Modena devono rispondere di diffamazione aggravata

Il lato oscuro dei social media. L’idea – sbagliata – di poter scrivere di tutto senza pagarne le conseguenze, la deriva infelice di haters e di persone che non si fanno scrupolo ad esprimere opinioni violente e pericolose. Non appena è uscita la notizia del 19enne carpigiano sfregiato al volto da un tunisino che lo ha poi rapinato, su Facebook e Instagram sono apparsi commenti pesanti: “Mai che sentiamo di uno straniero che viene picchiato a sangue”, una delle frasi pubblicate; “Questa sottospecie di gente” era scritto su un’altro post. “Un bel buco in testa e il problema è risolto”. “L’unico magrebino innocuo è quello che rimane a casa”. Gli autori però non si nascondevano come invece sono soliti fare i bulli del web: avevano profili reali, con foto e video. Per questo i carabinieri della compagnia di Carpi hanno individuato e denunciato due persone, un carpigiano di 38 anni e una 31enne di Novi di Modena: devono rispondere di diffamazione aggravata anche dalla finalità di discriminazione razziale e odio etnico, un reato previsto dalla vecchia legge Mancino per cui si procede d’ufficio. Di recente una sentenza della Cassazione ha confermato la condanna a un cittadino italiano che su un social aveva criticato l’intervento dell’allora ministro modenese Cecile Kyenge invitandola a tornare nella giungla. Nulla da ridire sulla gravità dell’episodio contestato, l’aggressione con coltello e i danni provocati, forse permanenti, al giovane carpigiano.


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