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Gli spostamenti dei lavoratori erano controllati grazie al gps, in modo che non potessero allontanarsi o fermarsi a riposare

Assoldavano disoccupati stranieri (e in un caso anche un clandestino) per la distribuzione di volantini. Ma non si trattava solo di lavoro nero, la banda costringeva i migranti a vivere in un appartamento specifico, con un affitto a testa dai 100 ai 200 euro, che venivano trattenuti dallo stipendio. E gli spostamenti dei lavoratori erano controllati grazie al gps, in modo che non potessero allontanarsi o fermarsi a riposare “indebitamente”. La Guardia di Finanza di Cesena ha scoperto un’organizzazione che sfruttava lavoratori, di nazionalità pachistana, per l’attività di distribuzione di volantini pubblicitari effettuata in diverse province della regione Emilia Romagna.
A capo del gruppo criminale vi erano 3 soggetti di nazionalità pachistana, appartenenti ad uno stesso nucleo familiare, che avevano costituito delle ditte individuali che reclutavano i lavoratori.
Le indagini hanno permesso di documentare lo sfruttamento cui erano sottoposti i numerosi cittadini pachistani che erano costretti a vivere, ammassati e in condizioni igienico-sanitarie precarie, in un’abitazione di Gambettola (FC) presa in affitto dai “caporali”. Tutti i lavoratori venivano sottoposti a continua sorveglianza da parte dei “caporali” attraverso sistemi di localizzazione satellitare dei cellulari che ne monitoravano tutti gli spostamenti.
Al termine delle indagini è stato anche dimostrato – si legge nella nota delle fiamme gialle – che i “caporali” erano in realtà dei dipendenti di altre società operanti nel riminese per le quali reclutavano quotidianamente distributori di volantini e per le quali emettevano fatture per operazioni inesistenti, quantificate in oltre 1,9 milioni di euro.
Pertanto sono stati denunciati complessivamente 8 persone che rispondono, a vario titolo, dei reati di natura tributaria e di sfruttamento della manodopera lavorativa.


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