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Rifiuti, alcuni pericolosi, che la Polizia Ferroviaria, nello specifico la Sezione Rame, ha scoperto in un capannone di Pieve di Cento

Cavi di rame senza guaina, batterie esauste di diverse dimensioni, rame, ma anche ottone, alluminio e piombo. Rifiuti, alcuni pericolosi, che la Polizia Ferroviaria, nello specifico la Sezione Rame, ha scoperto in un capannone di Pieve di Cento gestito da padre pregiudicato di 68 anni e dalla figlia di 27, orignari del ferrarese. Qui, secondo le indagini della Polfer coordinate dal pm della Dda Stefano Orsi, venivano stoccati e poi gestiti questi rifiuti con la complicità di alcune aziende, dall’Emilia alla Romagna, e di prestanome come un pensionato 80enne di Castenaso, il “nonno di ferro” che ha dato il nome all’operazione. Trentuno gli indagati per traffico illecito di rifiuti, il padre e la figlia che gestivano l’attività, apparentemente di intermediazione, anche per ricilaggio. Oltre 936mila kg di ririfiuti commercializzati per un volume di affari di oltre 5 milioni di euro. Un prestanome era appunto l’anziano di Castenaso. Accertamenti ulteriori verranno fatti dalla Guardia di Finanza di Bologna. Modificati anche i formulari per non rendere tracciabili i rifiuti.


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