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La Consulta si è riservata di decidere se fare tornare indietro di un anno il processo Aemilia dopo il ricorso di alcuni penalisti.

La Corte Costituzionale si è riservata di decidere se fare saltare o meno un anno di udienze del processo Aemilia in corso a Reggio sulla presenza della criminalità organizzata nel nord Italia. La vicenda nasce dal ricorso dell’avvocato modenese Luca Brezigar difensore di due imputati contro la decisione della corte presieduta da Francesco Maria Caruso di proseguire le udienze nonostante una serie di scioperi promossi dalla camera penale nel maggio dello scorso anno. Brezigar giudicando illegittimo il provvedimento lo aveva impugnato con un ricorso in Cassazione e il responso della suprema Corte gli aveva dato ragione. La parola fine doveva essere però emessa dalla consulta che ieri, dopo avere ascoltato i penalisti in aula ha preso tempo per decidere. La questione, all’apparenza meramente tecnica in realtà potrebbe diventare un vero uragano nell’aula bunker dove da due anni si sta svolgendo a ritmo serrato con due udienze settimanali il più importante processo della storia sulla criminalità organizzata dell’Emilia Romagna, con 150 imputati tra ndranghetisti e colletti bianchi del territorio . Se la consulta dovesse dare ragione ai penalisti salterebbe un anno di istruttoria, un colpo di spugna cancellerebbe tutte le udienze dal maggio 2017 ad oggi, con ripercussioni importanti come l’eventuale scarcerazione di diversi imputati per decorrenza dei termini di custodia cautelare.


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