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151 imputati, quasi 300mila pagine tra documenti e intercettazioni: nell’aula bunker del Tribunale di Reggio Emilia è iniziata la fase finale del processo Aemilia

151 imputati, quasi 300mila pagine tra documenti e intercettazioni: nell’aula bunker del Tribunale di Reggio Emilia è iniziata la fase finale del processo Aemilia, il primo maxi processo contro la mafia in Emilia Romagna. Il clima è teso dopo che anche il pentito Antonio Valerio ha denunciato di essere stato minacciato, una rivelazione arrivata qualche giorno dopo la notizia del pestaggio di un altro collaboratore di giustizia, Paolo Signifredi, in passato e per un breve periodo patron del Carpi Calcio. Nella prima parte della sua requisitoria, il pubblico ministero Marco Mescolini ha parlato di imprenditori conniventi, ha usato parole forti per descrivere la ‘ndrangheta in Emilia “Erano gli stessi imprenditori a cercare la mafia” – ha detto. Ha citato l’inchiesta Point Break, l’attentato all’agenzia delle entrate di Sassuolo – luglio 2006 – che coinvolgeva le famiglie Pelaggi e Arena di Isola di Capo Rizzuto. Presente in aula Augusto Bianchini, imputato nel processo con il figlio Davide e la moglie Bruna Braga, costruttori di San Felice collegati alla figura di Giulio Gerrini, l’ex capo ufficio dei lavori pubblici di Finale Emilia già condannato con rito abbreviato a Bologna a due anni e quattro mesi per abuso di ufficio in merito ai lavori post sisma. Per l’accusa Bianchini avrebbe ottenuto appalti in modo irregolare, oltre ad occupare operai inviati direttamente da Michele Bolognino, uno dei referenti della cosca di Cutro nel modenese. Le requisitorie dei pm Marco Mescolini e Beatrice Ronchi continueranno anche nelle prossime udienze, quindi parleranno gli avvocati di parte civile e delle difese. La sentenza potrebbe arrivare entro l’estate.

Nel video un passaggio del pm Mescolini.


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