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Il procuratore capo di Modena Lucia Musti ha raccontato al Csm che i carabinieri che indagavano sul caso Consip “volevano arrivare a Renzi a ogni costo”

Dopo il clamore della scorsa primavera si torna a parlare del caso Consip, e la vicenda passa da Modena: il possibile coinvolgimento di Tiziano Renzi, padre di Matteo, in scambi di informazioni riservate col generale della Finanza Adinolfi aveva sollevato un polverone, ricaduto poi sul capitano del Noe Gianpaolo Scafarto accusato di aver manomesso le trascrizioni di alcune intercettazioni telefoniche di Renzi padre a scopo politico. Tesi suffragata dal procuratore capo di Modena Lucia Musti, che al Consiglio Superiore della Magistratura ha confermato la ferma intenzione di Scafarto e dell’ex capitano Ultimo di “arrivare a Renzi ad ogni costo”. Le parole del procuratore capo di Modena sono state rese note portando un altro scossone nella complessa indagine che vede coinvolti ex dirigenti Consip, militari imprenditori e politici, e tocca il processo agli ex vertici di CPL Concordia Roberto Casari, Giulio Verrini, Maurizio Rinaldi e Francesco Simone, alla sbarra a breve per la metanizzazione dell’isola di Ischia. “Se vuole, ha una bomba in mano. Lei può far esplodere la bomba. Scoppierà un casino. Arriviamo a Renzi”. Questo avrebbero detto alla Musti, in più di un incontro tra Modena e Roma, Scafarto e Ultimo, nome in codice del comandante Sergio De Caprio. Il quale ha risposto con una bordata alla Musti, che sarebbe stata “supportata – queste le parole testuali – anche nella richiesta da parte sua di non informare delle indagini in corso il comandante provinciale dei carabinieri di Modena e la Prefettura, che lei considerava collusi con le cooperative rosse su cui lei da tempo indagava autonomamente”. La controreplica del procuratore di Modena è stata un fermo “no comment”: “Risponderò solo alle domande della Procura di Roma”, ha detto questo pomeriggio. Gli scenari possibili adesso sono due: le dichiarazioni della Musti potranno essere incorporate nell’inchiesta Consip o dare vita a un filone separato. Intanto le reazioni politiche sono durissime: il Ministro Dario Franceschini parla di un fatto “di enorme gravità istituzionale”; sempre dal PD Luigi Zanda parla di “vero e proprio complotto” e addirittura di “eversione, essendo evidente l’intenzione di colpire quello che nel 2015, all’epoca dei fatti, era il Presidente del Consiglio”. Il Dem Michele Anzaldi ha presentato un’interrogazione al Ministero della Difesa descrivendo “un contesto ai limiti del colpo di Stato”; pronta la risposta della Ministra Roberta Pinotti, che ha invitato l’Arma dei Carabinieri a valutare attentamente le pesanti dichiarazioni del colonnello Ultimo, il quale continua comunque nega di aver condotto indagini politiche. La replica dell’ex Prefetto Di Bari ai presunti sospetti sul suo conto è giunta in serata: “Serbo profonda stima per Lucia Musti” ha detto dalla sua attuale sede a Reggio Calabria; “La procura indagò su un funzionario prefettizio per una vicenda legata a una cooperativa ma archiviò l’indagine per infondatezza. Inoltre sulla vicenda non era tenuta ad informarmi”.

 
Parole apprezzate, quelle di Di Bari, da parte della stessa Musti che in serata ha replicato all’ANSA ringraziandolo per aver “chiuso ogni illazione in merito alla correttezza dei rapporti tra Procura e Prefettura” all’epoca dei fatti, vale a dire nel 2015; sottolineando che anche i rapporti tra Procura e Arma dei Carabinieri furono corretti, contrariamente a quanto dichiarato dal Colonnello Ultimo.

Ecco anche la replica di Matteo Renzi: “Il fango contro di me si ritorcerà contro chi lo ha gettato. Si tratta di una vicenda umana che mi è costata, so che persone a me molto care stanno soffrendo per questo”.


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