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Il giudice ha convalidato il fermo ma, applicando la legge, ha dovuto rivedere i capi d’accusa

Equilibrio ed equità, è il compito della giustizia, ma a volte applicando le leggi si determinano decisioni che mettono in difficoltà gli stessi addetti ai lavori. Parliamo di storie di cui si è parlato in questi ultimi giorni. Come la 37enne modenese morta la scorsa settimana per overdose. I carabinieri hanno individuato lo spacciatore che la fornito la dose, un nigeriano di 28 anni. Il pubblico ministero ha emesso il provvedimento di fermo con le imputazioni di  spaccio di sostanze stupefacenti e morte come conseguenza di altro delitto, ossia la cessione della droga. Il giudice ha convalidato il fermo ma, applicando la legge, ha dovuto rivedere i capi d’accusa: lo spaccio di modiche quantità, così come disposto dalle nuove normative, non prevede il carcere e dato che non c’erano prove che la droga fosse stata tagliata male sparisce il nesso causale tra spaccio e morte. Una decisione che non ci piace, anzi che ci indigna ma è la legge. E non ci piacerà nemmeno il finale della storia: allo spacciatore nigeriano è stato possibile applicare solamente l’obbligo di firma, in sostanza tutti i giorni avrebbe dovuto presentarsi in caserma in viale Tassoni ma non stupiamo nessuno dicendo che è già divenuto uccel di bosco.


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