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Prima attaccato dal popolo del web e non solo, quindi sospeso e poi licenziato dalla cooperativa per cui lavorava e ora indagato

Prima attaccato dal popolo del web e non solo, quindi sospeso e poi licenziato dalla cooperativa per cui lavorava e ora indagato per istigazione a delinquere. Con il passare dei giorni diventano sempre più serie le conseguenze del comportamento di Abid Jee, per il commento apparso sulla pagina Facebook del Resto del Carlino con cui il 24enne mediatore culturale di origini pachistane, ex dipendente della bolognese Lai-Momo, ha parlato degli stupri di Rimini utilizzando una frase in cui minimizzava il gesto e la portata delle violenze di gruppo. Secondo quanto si apprende alla Procura di Bologna è arrivata ora la denuncia di una donna di Reggio Emilia, presentata su un modulo predisposto da un’associazione che tutela le donne abusate. La denuncia è sul tavolo del procuratore aggiunto Valter Giovannini, coordinatore del gruppo ‘fasce deboli’, che ha iscritto il pachistano e delegato indagini alla squadra mobile. L’istigazione si basa sull’ipotesi giurisprudenziale che questa può sussistere quando si esprime un giudizio favorevole ad un reato che si è verificato. Saranno acquisiti anche gli atti del licenziamento, deciso lo scorso 4 settembre. Dopo le frasi di Abid Jee, e l’indignazione che ne è scaturita, il 28 agosto Lai-Momo aveva infatti aperto un procedimento disciplinare nei confronti del suo dipendente. Il mediatore culturale ha avuto cinque giorni per presentare le sue giustificazioni scritte, respinte però dalla cooperativa, che in una nota ha sottolineato di averlo fatto “senza cedere alle sollecitazioni, spesso rivolte con un linguaggio offensivo e talvolta minaccioso, di chi ci invitava a ricorrere a modalità meno corrette e rigorose”. E ora del 24enne si occuperà anche la magistratura.


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