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Momenti di tensione ma nessun contatto fra manifestanti ieri sera a Carpi, dove in piazzale Ramazzini è andato in scena il comizio di Forza Nuova

Molte camicie nere e qualcuna bianca, teste rasate e qualche barba lunga. Solo bandiere tricolore in Piazzale Ramazzini – lo richiedeva espressamente la convocazione al comizio definito “non politico”, ma che in realtà si è presto tramutato in un attacco al Ministro dell’Interno Minniti e al Partito Democratico. Il raduno di Forza Nuova a Carpi contro Ius Soli e sbarchi – argomenti confusamente mescolati in un calderone di sentimenti intolleranti – ha avuto come ospite principale il presidente nazionale Roberto Fiore: un comizio a più voci passato per i confronti plastici tra i bambini africani scheletrici e i migranti muscolosi, culminato nella denuncia di una contaminazione razziale programmata da individui di provenienza “alogena” – testuali parole – che intendono imbastardire la pura razza italiana; e culminato nel motto del leader: “L’ordine deve essere ripristinato ad ogni costo”. Forza Nuova, che ha più volte preso le distanze dal fascismo, non lo ha fatto ieri sera, inviando fra l’altro alle redazioni prima del raduno una locandina dove gli immigrati vengono dipinti tutti come strupratori: copia esatta di un manifestino del 1944 realizzato da uno dei disegnatori più noti del Ventennio, Gino Boccasile. Gli antifascisti carpigiani c’erano, pur senza permesso, ma questa volta, memori della rissa sfiorata a inizio agosto sempre a Carpi le forze dell’ordine li hanno tenuti a tale distanza da scongiurare ogni scaramuccia – scaramucce peraltro mai tentate dalle due parti. Solo slogan cantati e insulti gridati da una parte all’altra: una rissa, sì, ma a colpi di retorica. Bella ciao e canti partigiani contro striscioni in calligrafie nostalgiche e brutti simboli del passato: tutta attorno una piccola folla, più che altro incredula, di persone infastidite da un venerdì sera guastato dalla tensione in uno dei luoghi simbolo della convivialità a Carpi; persone più preoccupate di un eventuale scontro fisico che interessate ai temi di un potenziale scambio verbale. Uditorio che fotografa perfettamente un’Italia che non si parla, nella quale paura e senso civico coesistono senza convivere. Qualcuno prende le distanze, qualcuno dice “hanno ragione”, ma nessuno ha voglia di dire né l’una né l’altra cosa ai due piccoli gruppi organizzati che ieri sera, a Carpi, hanno urlato nel buio.


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