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Si stringe il cerchio attorno al branco che all’alba di sabato ha stuprato in spiaggia a Rimini una turista polacca

Un branco, quattro uomini che nella notte tra venerdì e sabato hanno stuprato sulla spiaggia di Rimini una ragazza polacca sotto gli occhi del compagno, picchiato e derubato, per poi dirigersi spediti verso la Statale e probabilmente violentare una transessuale peruviana. Un gruppo che presto potrebbe avere nomi e volti. Sono infatti diversi gli indizi che i violentatori si sono lasciati dietro e che hanno permesso agli inquirenti di individuare già una rosa di nomi.
Innanzitutto non si sono preoccupati di mascherare il volto. La turista, che se li è visti addosso uno dopo l’altro, ha detto di essere in grado di riconoscerli. Poi ci sono le tracce di Dna lasciate sul posto e le impronte digitali sulla bottiglia spaccata in testa al giovane polacco. Ci sono le orme sulla sabbia che portano ai locali della zona e alle relative telecamere di sorveglianza. I quattro si sarebbero dunque mossi incuranti di poter essere riconosciuti. Ma il cerchio si stringe attorno a quelle belve, e fra i nomi sono spuntate vecchie conoscenze delle forze dell’ordine legate al mondo della droga. La polizia sta passando in rassegna soprattutto gli abitanti del mondo della notte.
La prima persona a prestare soccorso ai giovani polacchi è stata una prostituta che li ha trovati con il volto massacrato; lui aveva indosso un paio di slip, lei si copriva con gli abiti da uomo prestati dal compagno. Ora le vittime si trovano all’ospedale di Rimini con Ausl e Comune che stanno fornendo loro l’assistenza necessaria al di là delle cure mediche. (Articolo di Mirco Paganelli, Tr24)

Il branco, si diceva, potrebbe essere responsabile anche della violenza sessuale ai danni di un trans, che però allo stato non sembra aver sporto denuncia.

 
Intanto la notizia impazza sui social. E le conseguenze del commento choc allo stupro di Rimini comparso su Facebook “alle donne piace” non avrà come conseguenza solo l’indignazione sul web. La Cooperativa Lai Momo che dopo le verifiche del caso ha confermato che l’autore, un 24enne straniero, è un loro dipendente come risulta dal profilo, non solo condanna le parole ma sta prendendo tutti i provvedimenti necessari. La cooperativa di Sasso Marconi, Bologna, si occupa principalmente di accoglienza e integrazione di rifugiati e richiedenti asilo


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