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Si dice pronto a tornare agli arresti domiciliari il 21enne pakistano reo confesso di molestie su minore e scarcerato dal gip. Ieri la protesta

Si dice pronto a tornare agli arresti domiciliari il 21enne pakistano arrestato la settimana scorsa dai carabinieri con l’accusa di aver violentato un minorenne disabile in un Comune della bassa reggiana il 10 luglio, ma tornato in libertà dopo l’interrogatorio di garanzia, al termine del quale il Gip Giovanni Ghini aveva disposto in alternativa ai domiciliari, in cui si trovava, l’obbligo di firma e il divieto di avvicinarsi alla sua vittima. E’ l’avvocato del 21enne, Noris Bucchi, a rendere nota la volontà del suo assistito, che ha confessato di aver avuto un rapporto con il minore, “preso atto delle reazioni a seguito del provvedimento emesso dal Gip e in particolare alle molteplici manifestazioni di allarme sociale che l’attuale situazione ha determinato”. Una protesta silenziosa è infatti andata in scena ieri sera con circa 300 le persone che hanno manifestato davanti al Tribunale di Reggio Emilia contro la decisione di scarcerare il giovane. L’iniziativa, organizzata dall’associazione La Caramella Buona, ha visto la partecipazione di alcuni parenti della giovane vittima degli abusi, un ragazzo di 13 anni. “Siamo qui perchè la sentenza è ingiusta – ha detto il presidente di La Caramella Buona, Roberto Mirabile – vogliamo una giustizia con la G maiuscola”. Il legale del pakistano precisa come quest’ultimo intenda fornire “un tangibile segno di autodisciplina così da offrire anche all’opinione pubblica una maggior garanzia di tutela sociale, dichiarandosi disposto a porsi, anche spontaneamente, agli arresti domiciliari. Valuteremo tecnicamente quale forma adottare per concretizzare tale proposito – prosegue l’avvocato Bucchi – che però evidenzia un problema: il giovane immigrato è senza domicilio, i connazionali con cui abitava ora si rifiutano di accoglierlo. Il legale, sottolineando come per poter attuare la soluzione dei domiciliari è necessaria la disponibilità di un un alloggio, Bucchi auspica quindi “la collaborazione, ovviamente in via riservata, di chiunque – associazioni benefiche, amministratori pubblici, privati cittadini ecc… – intenda attivarsi in tal senso”.


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