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Parola del procuratore di Bologna Giovannini che ha preso la parola dopo il caso del permesso premio all’ergastolano Marino Occhipinti

Il permesso premio a Marino Occhipinti, per trascorrere una settimana in Val d’Aosta, e il dolore dei familiari delle vittime della banda della Uno Bianca. Partito dalla decisione del Tribunale di Sorveglianza di Padova di permettere al detenuto, condannato all’ergastolo, di presenziare a un evento, sul caso della settimana è intervenuto il procuratore aggiunto di Bologna Valter Giovannini, che fu il pm dell’inchiesta e del processo bolognesi sulla banda della Uno Bianca . “Lo stupore e il dolore delle vittime – ha dichiarato – è umanamente comprensibile ma le leggi in vigore devono essere applicate dai magistrati. Oggi ha ragione il Ministro Orlando: dopo più di venti anni di reclusione certi benefici si possono ottenere. Se poi la sensibilità culturale è mutata rispetto al tempo della loro emanazione, nulla vieta di modificarle. Più in generale e quindi non riferendomi al fatto di cronaca – ha specificato Giovannini – da anni ormai penso che il vero problema dell’esecuzione penale sia la mancanza di certezza della pena. Alle volte condanne anche severe, dopo qualche anno, agli occhi dell’opinione pubblica sembrano come evaporare. Penso in particolare alla liberazione anticipata che comporta notevoli riduzioni di pena per ciascun anno espiato. Forse, almeno per i reati più gravi, – ha spiegato il procuratore aggiunto – occorrerebbe ripensare l’istituto non prevedendone l’applicazione per la custodia cautelare sofferta e per un congruo periodo in cui la pena è divenuta definitiva. Si tratta insomma di ripensare, seppur in minima parte, l’attuale sistema ammettendo che la fase rieducativa, sancita dalla Costituzione, dovrebbe iniziare sul piano sia concettuale che materiale, dopo un periodo di tempo commisurato alla gravità del reato commesso”.


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