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Le immagini mostrano il ragazzo fare stretching e non allenamenti. E a un certo punto si ferma e prende in mano il telefono

Gli indagati sono due, il presidente degli Amici del Nuoto Mirko Merighi e il referente tecnico Luciano Landi: la Procura di Modena valuta possibili corresponsabilità nella morte improvvisa di Mattia Dall’Aglio, il nuotatore reggiano colto da un malore fatale nella palestra adiacente alla piscina dei Vigili del Fuoco di Modena. Un atto dovuto, come lo hanno definito gli stessi inquirenti, che anche attraverso un video di sorveglianza che propone gli ultimi istanti di vita del 24enne nuotatore cercano di capire se e come siano state omesse le funzioni di controllo della palestra da parte dei gestori, ma anche altre possibili irregolarità. In realtà le immagini mostrano il ragazzo fare stretching e  non allenamenti. E a un certo punto si ferma e prende in mano il telefono, come per leggere un messaggio e si siede sulla panca, uscendo dal campo visivo della telecamera. Da quella panca non si è più alzato, o sarebbe nuovamente stato inquadrato dalla telecamera, e su quella panca è stato trovato, sdraiato e senza vita. Sul fronte medico sanitario gli elementi dubbi sono pochi: Dall’Aglio era un atleta di alto livello, un corpo d’acciaio sottoposto a controlli rigorosi; di eventuali farmaci o sostanze chimiche, nessuna traccia. Piuttosto sono gli aspetti formali ad essere passati al setaccio: la conformità delle autorizzazioni e il rispetto delle normative; qualunque cosa che possa aver influito anche minimamente su una tragedia che per il resto rimane senza spiegazione. Il dolore della famiglia, dei compagni di vasca e di palestra, degli amici, è immenso, come il ricordo positivo che Mattia lascia dietro di sé.


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