Secondo l’associazione ambientalista sono minimi i problemi creati dagli animali: 200, raggruppati in circa 40 branchi

Le ultime stime parlano di circa 200 esemplari di lupo in Emilia-Romagna, raggruppati in circa 40 branchi. Il numero è destinato ad assestarsi presto. Quasi tutte le zone idonee dal punto di vista ambientale, infatti, sono state colonizzate, e la struttura territoriale dei branchi fa sì che il loro numero non possa aumentare esponenzialmente. Lo dice una nota del Wwf regionale, in cui si aggiunge che i recenti avvistamenti di esemplari a ridosso dei centri abitati non devono spaventare. Già da anni – ricorda il Wwf – è stata segnalata la presenza stabile di due famiglie di lupi ad alcuni chilometri da Bologna, ad esempio, senza che ciò abbia causato particolari problemi. I lupi sono schivi nei confronti dell’uomo, tanto che avvistarli è ancora un evento raro, ma eventuali incontri vanno presi con la dovuta cautela, specialmente in presenza di prede o cuccioli.

 

Seguendo il loro ciclo biologico, nel periodo autunnale i giovani lupi spesso lasciano il branco natio per cercare nuovi territori. In queste esplorazioni è possibile che, seguendo le loro prede naturali (cinghiali e caprioli, principalmente), si spingano in prossimità dei centri urbani, finendo talvolta vittime di incidenti stradali, come quello – tragico – di due giorni fa, che è costato la vita ad un automobilista. Per prevenire tali incidenti, molto più comunemente causati da caprioli o altri ungulati selvatici, è indispensabile la realizzazione di sistemi di dissuasione e di adeguate protezioni delle carreggiate autostradali, come già avviene in molti altri paesi, ad esempio Svezia e Stati Uniti, combinati a ponti e sottopassi per l’attraversamento della fauna.

 

Gli episodi di predazione su bestiame domestico, che rappresenta – sottolinea il Wwf – una parte minima della dieta del lupo in Emilia-Romagna, sono limitati e circostanziati. Le ultime stime dei danni ascrivibili a cani e lupi (che la legge regionale rimborsa pienamente in entrambi i casi) ammontano a poco più del 5% del totale dei rimborsi per danni causati da fauna selvatica. Ovvero circa la metà rispetto al meno temuto picchio, o un terzo rispetto alla lepre. Quello che invece non si arresta – dice ancora il Wwwf – è il fenomeno del bracconaggio, ancora forte. Si stima che circa il 20% dei lupi finiscano ancora vittima di lacci e bocconi avvelenati, oppure di armi da fuoco. Ciò significa decine di lupi uccisi illegalmente ogni anno. Sono quindi necessari tutti gli sforzi per prevenire il bracconaggio e favorire una pacifica convivenza tra uomini e lupi, in quanto elemento essenziale per gli equilibri dell’ecosistema.


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