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Nell’inchiesta che vede uno scambio di accuse tra la Regione e l’Hesperia Hospital, non è escluso che le parti siano chiamate a un confronto diretto davanti al pm.

Alla fine potrebbe rendersi necessario un confronto davanti al pubblico ministero tra i rappresentanti del gruppo Hesperia da cui partì la denuncia e gli esponenti della Regione Emilia-Romagna, indagati nella conseguente inchiesta sull’accreditamento delle strutture sanitarie. Ieri, con un giorno d’anticipo rispetto ai programmi a causa di un impedimento di un difensore, sono stati sentiti dal pm Morena Plazzi, l’assessore alle politiche per la Salute Carlo Lusenti, il direttore generale alla Sanità e Politiche Sociali Carlo Carradori e la funzionaria della direzione generale Bruna Baldassari. Per Lusenti l’accusa è di falso, agli altrui due indagati viene contestata anche la concussione. Nessuno si è avvalso della facoltà di non rispondere e i tre hanno anticipato l’intenzione di presentare memorie tecniche, dando anche la disponibilità ad essere nuovamente sentiti.

 

 

L’inchiesta nasce appunto da un esposto della clinica modenese, che si ritiene penalizzata dai criteri di accreditamento per l’alta specialità cardiochirurgica: la concussione ipotizzata dal pm riguarda il comportamento dei dirigenti che avrebbero minacciato e costretto un legale rappresentante di Hesperia, Maria Laura Garofalo, a firmare un accordo tra la Regione e lo stesso gruppo, dove si dava atto della regolarità di patti precedenti. Proprio su questo punto potrebbero essere necessari uno o più confronti. Gli avvocati degli indagati minimizzano sulle presunte minacce, “non si tratta di fatti penalmente significativi” – hanno precisato.


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