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Indagine della Procura su progetto di monorotaia sopraelevata. Sono arrivati gli avvisi di fine indagine a otto politici e tecnici, tra cui l’ex sindaco di Bologna Flavio Delbono

La Procura di Bologna ha chiuso l’inchiesta sulla gara per il People Mover, il progetto (non realizzato) di monorotaia sopraelevata per collegare aeroporto e stazione di Bologna, con avvisi di fine indagine a otto tra politici e tecnici, tra cui l’ex sindaco Flavio Delbono, l’assessore al bilancio della sua giunta Villiam Rossi, il presidente del Consorzio cooperative costruzioni Piero Collina e l’ex presidente dell’azienda di trasporti Atc Francesco Sutti. I reati ipotizzati sono abuso di ufficio e turbativa d’asta. Lo riferisce l’edizione bolognese di Repubblica e la notizia trova conferme in ambiente investigativo.

Escono invece dall’inchiesta (coordinata dai pm Antonella Scandellari e Giuseppe Di Giorgio, con la supervisione del procuratore Roberto Alfonso e del procuratore aggiunto Valter Giovannini) avviandosi verso una richiesta d’archiviazione, la presidente della Provincia Beatrice Draghetti, il vice Giacomo Venturi, l’assessore al Bilancio Maria Bernardetta Chiusoli e il direttore del settore Bilancio. Centro dell’indagine della Gdf è l’accordo stipulato tra Ccc e Atc dopo l’appalto, per cedere la gestione e quindi l’assunzione dei rischi ad Atc (società a capitale pubblico) nel caso in cui il progetto non si fosse autofinanziato. (ANSA).
Sutti e Collina sono ritenuti “gli istigatori” dell’operazione che prevedeva intanto il conseguimento dei finanziamenti della concessione al Ccc, ottenuta nell’aprile 2009. Nel dicembre successivo i soci di Atc deliberarono la costituzione della ‘società di progetto’ Marconi Express. Il motivo per cui sono indagati Delbono e Rossi (solo per abuso di ufficio) è che il Comune è socio di maggioranza di Atc. In seguito vennero firmati patti parasociali in base ai quali Atc assunse su di sé il rischio della gestione “spostando su un soggetto diverso dal prescelto, il Ccc, che non aveva dimostrato il possesso dei requisiti richiesti, l’alea gestionale”.

Per l’accusa veniva così “alterato l’equilibrio economico finanziario su cui si basava il contratto di concessione e vanificata l’offerta presentata da Ccc”. Per portare a buon fine
l’operazione, secondo i pm, “colludendo con Collina e Sutti” i tecnici comunali Patrizia Bartolini, Cleto Carlini e Francesca Bruni confezionavano una procedura ad hoc e così “turbavano lo svolgimento della gara”. Nel 2012 era entrata nell’inchiesta anche l’avvocato dirigente del settore Avvocatura del Comune di Bologna, Giulia Carestia, con l’accusa di false informazioni al pm, perché per due volte si sarebbe rifiutata di rispondere a domande sulle indagini adducendo un segreto professionale che per gli investigatori non sussiste.


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