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L’episodio, a Castelfranco, riapre il tema dei carceri modenesi. Il Sappe lancia l’allarme: “troppi reclusi e troppo poche risorse”.

Ieri, durante una perquisizione straordinaria nella casa di lavoro di Castelfranco Emilia, un agente e un sovrintendente della polizia penitenziaria sono stati aggrediti da un internato. L’agente ha avuto una prognosi di cinque giorni, il sovrintendente ha subito la frattura di un dito. E’ il sindacato autonomo della polizia penitenziaria Sappe, a riportare la notizia, e a puntare nuovamente il dito contro le strutture carcerarie modenesi, troppo affollate e senza risorse. “Ci riferiscono – spiega il segretario generale aggiunto, Giovanni Battista Durante – che presso la casa di lavoro si registra un costante incremento degli internati, alcuni dei quali potrebbero presentare problemi di natura psichiatrica”. Per questo, secondo il sindacato, la gestione di persone pericolose o con disagio psichico non deve essere sottovalutata, e non si può pensare – continua il Sappe – di chiudere queste ed altre strutture come gli ospedali psichiatrici giudiziari. Il sovraffollamento, aggiunge poi Durante, non è un problema solo di Castelfranco, “sta colpendo infatti in modo sproporzionato anche il carcere Sant’Anna”. Qui, dati del sindacato, dopo l’apertura del nuovo padiglione detentivo, i detenuti sono arrivati a 600. Padiglione, per altro inadeguato. Problema sull’organizzazione dei servizi, cattivo funzionamento delle docce, che secondo il Sappe, sono alla base di continue proteste e aggressioni da parte dei reclusi. “Nella nuova struttura – dicono – non funziona quasi niente”. Ultima nota dolente per il sindacato, la mancanza di mezzi: “spesso il trasporto dei detenuti deve essere effettuato con le macchine destinate al trasporto del personale, oppure con automezzi noleggiati e non idonei, in quanto non hanno il vetro divisorio interno. Tutto ciò causa gravi problemi di sicurezza al personale”.


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