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Si tratta di inchieste precedenti a quella che ora vede indagati i capigruppo in Regione. Riguardavano Idv e Lega nord.

Costi della politica in Emilia Romagna ancora nel mirino. Avvisi di fine indagine nell’inchiesta sui rimborsi elettorali della Lega Nord; richiesta di rinvio a giudizio per peculato a carico di Paolo Nanni, ex capogruppo e unico consigliere dell’Italia dei Valori in Regione Emilia-Romagna nella scorsa legislatura, e per la figlia, Olimpia Nanni. Mentre attraversa una fase cruciale l’inchiesta per peculato sui costi della politica della Procura di Bologna che vede indagati i nove capigruppo dell’attuale consiglio regionale, sono arrivate in fondo due inchieste precedenti riguardanti l’Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna. Sono stati infatti inviati dalla procura bolognese gli avvisi di fine indagine sull’uso dei rimborsi elettorali da parte della Lega Nord.

 

In questa inchiesta – nata da denunce pubbliche fatte da ex esponenti bolognesi e reggiani del partito – erano finiti indagati, in base a quanto si era saputo, il vicepresidente della Provincia di Piacenza, Maurizio Parma, ex capogruppo in Regione Emilia-Romagna, oltre ai candidati alle regionali del 2010 Marco Mambelli e Luigi Pasquini. A questi due era stato contestato il reato di falso commesso da privato in atto pubblico. Non si sa chi siano i destinatari degli avvisi di fine indagine che solitamente preludono alla richiesta di rinvio a giudizio.

 

Riguardo all’inchiesta Idv, in base all’ipotesi della Procura, Nanni e figlia (allora collaboratrice del gruppo e addetta agli aspetti contabili) si sarebbero appropriati di 277.792 euro di fondi pubblici erogati dalla Regione Emilia-Romagna, usati poi, sempre in ipotesi, da Nanni per scopi personali. L’inchiesta, affidata al pm Antonella Scandellari, era nata dall’esposto, presentato nel 2010, dell’ex coordinatore bolognese dell’Idv, Domenico Morace, che dopo averlo lasciato lanciò all’ex partito accuse di gestione ‘anomala’ dei fondi (per circa 450mila euro complessivi) ricevuti dalla Regione tra il 2005 e il 2010. Secondo quanto ricostruito dalla Finanza, Nanni avrebbe simulato di organizzare convegni, avrebbe presentato falsi giustificativi per inesistenti incontri istituzionali per giustificare sue spese in bar e ristoranti, avrebbe acquistato marche da bollo per 6.500 euro senza reali motivi, e libri per quasi 1.800 euro in realtà, destinati al genero avvocato o non relativi alle sue funzioni. Ma nel rendiconto sarebbero finiti anche spese personali in alberghi, auto blu e taxi e regali. “Non ne so nulla – ha detto Nanni – mi difenderò e vedremo, è da un anno che se ne parla. Io cercherò di dimostrare che era tutto secondo le norme. Poi sono cambiate le regole”. Anche il difensore Armando D’Apote ha spiegato di non sapere nulla della richiesta di giudizio. Scandellari e Plazzi, sotto la supervisione del procuratore capo Roberto Alfonso e dell’aggiunto Valter Giovannini, conducono anche l’inchiesta più ampia sulle spese dei gruppi in Regione che vede indagati tutti e nove i capigruppo.


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