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Aveva minacciato diffondere video a “luci rosse”, dei film non c’è traccia. L’uomo da quattro mesi si trova ai domiciliari per estorsione

Un ricatto a luci rosse a un anziano prete ravennate per estorcergli denaro sotto la minaccia di divulgare filmati dal contento scabroso, in realtà mai trovati. Sono i contorni dell’estorsione per la quale un lavapiatti camerunense di 36 anni ha patteggiato tre anni e mezzo di carcere davanti al Gip Antonella Guidomei. L’uomo da quattro mesi si trova ai domiciliari. Era stato arrestato dai carabinieri il 5 marzo fuori da San Biagio, a Ravenna, subito dopo avere ricevuto 5.000 euro dall’anziano parroco emerito di quella chiesa, già rettore del seminario. Per il camerunese il Pm Angela Scorza aveva poi disposto il giudizio immediato con l’aggravante di avere compiuto l’estorsione ai danni di una persona ultraottantenne. Secondo quanto ipotizzato in prima battuta dalle indagini, quei soldi facevano parte di un ammontare complessivo di circa 20.000 euro chiesti al religioso per non diffondere filmati che avrebbero ritratto i due in atteggiamenti sconvenienti. Dei video non è mai emersa alcuna traccia. Inoltre sia il trentaseienne che il prete hanno sempre negato rapporti: il primo aveva riferito di avere chiesto il denaro per l’operazione di una figlia in Camerun; l’altro di avere sempre risposto per solidarietà caritatevole e di avere denunciato il fatto solo a causa delle pressioni psicologiche subite durante le reiterate richieste. Durante uno degli interrogatori, il sacerdote aveva però ammesso di avere fatto spogliare l’altro, ma solo – aveva spiegato – per presunti problemi personali di carattere riproduttivo. Dettagli che tuttavia erano stati ritenuti non fondamentali per l’indagine. Durante i cinque mesi trascorsi in carcere a Ravenna, in Africa era morta la moglie del trentaseienne: al pagamento dei funerali aveva anche contribuito il prete vittima dell’estorsione.


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