Se il Pd si prepara alle primarie con l’atteso duello tra Renzi e Bersani, è alta tensione anche in casa Movimento 5 stelle con lo scontro violento tra Beppe Grillo e il consigliere regionale emiliano Giovanni Favia

Il movimento che fa della democrazia diretta e della partecipazione attiva dei cittadini attraverso il web, il proprio credo politico, si trova ora alle prese con un clamoroso caso di democrazia interna. A far esplodere la querelle, la denuncia del consigliere regionale Giovanni Favia, leader dei grillini in Emilia Romagna, che a La7 ha parlato di movimento in mano ad una società privata, la Casaleggio Associati, e a Beppe Grillo. Nulla di nuovissimo, ma sul web il confronto si è fatto subito rovente tra chi accusa Favia di cercare solo un seggio in parlamento e chi si schiera con lui nel chiedere un cambio di rotta e più libertà. La curiosità, però, è che Favia fu tra i protagonisti della cacciata del modenese Vittorio Balestrazzi, eletto in consiglio comunale nel 2009 con una lista civica ispirata al Movimento 5 stelle e, quindi, epurato prima sul sito internet di Beppe Grillo e poi con una lettera autografa del comico genovese per aver manifestato perplessità proprio sulla democrazia interna. A far scoppiare il caso, il mancato ingresso in consiglio regionale della modenese Sandra Poppi, seconda per preferenze ricevute alle elezioni, cui proprio Favia preferì l’amico bolognese De Franceschi. Un caso che allora passò  quasi sotto silenzio, ma che ora torna d’attualità anche perché i problemi sono gli stessi a cominciare dal simbolo del movimento, vero valore di qualsiasi forza politica, di proprietà di Beppe Grillo. “L’unico modo di uscirne – ci dice Balestrazzi – è che Grillo scenda in campo in prima persona”. 


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