Il commento dei sindaci della Bassa modenese dopo il via libera alla proroga fino a novembre

Arriva il primo via libera dal consiglio dei ministri, che proroga la sospensione dei pagamenti a novembre. Un primo passo, ma insufficiente. È il commento dei sindaci, all’indomani della tanto attesa decisione, che ora dovrà completarsi con l’ulteriore rinvio a giugno 2013. “E’ necessario – tiene a precisare Fernando Ferioli, sindaco di Finale – fare dei ragionamenti più complessi. Bisogna pensare anche al dopo, quando si ritornerà a pagare, evitando di subire la batosta degli arretrati. Dobbiamo anche capire che non è possibile pensare che tutto il cratere sia uguale e che ci sono comuni che hanno subito danni e altri no. Speriamo, dunque, è in una fiscalità vantaggiosa, ma solo per chi ha subito danni”. Il governo, dunque, ha ascoltato una prima richiesta avanzata dall’Emilia ferita, ora tocca proseguire. Ne è convinta Luisa Turci, sindaco di Novi, che afferma: “Si tratta di un piccolissimo passo, ma non è finita qui. Un governo non può ignorare ciò che significa l’Emilia Romagna per l’intero paese”. “Dobbiamo insistere – aggiunge Alberto Silvestri, sindaco di San Felice – con la richiesta della sospensione al 30 giugno, perché chi ha subito danni abbia il tempo di rimettersi in piedi”. Dello stesso avviso il commissario straordinario alla ricostruzione Vasco Errani. “La nostra iniziativa – dice – giusta e responsabile, sta dando frutti positivi. Sono convinto che il Governo darà una risposta positiva anche alla nostra proposta di un ulteriore rinvio a giugno 2013. Per noi è un obiettivo irrinunciabile”. Critici, invece, i parlamentari modenesi del Pdl. A partire dal senatore Carlo Giovanardi, il quale sostiene che dopo il consiglio dei ministri “ne sappiamo quanto prima – dice – e sulla nebulosa normativa per i risarcimenti nessun chiarimento”. “L’esenzione fino a novembre non basta – chiosa invece la deputata Pdl Isabella Bertolini – Avevo annunciato che avrei presentato un ordine del giorno per chiedere una proroga di un anno. Ne discuteremo in Parlamento quanto l’esecutivo presenterà il decreto”.


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