Le strategie della multiutility dopo la fusione

Hera cresce ancora, continuando a percorrere la strada delle fusioni per incorporazione, inaugurata con la modenese Meta. Non uno shopping, fine a se stesso per rispondere alle logiche, pur importanti, del mercato, ma l’allargamento ad altri territori su base volontaria di adesione, senza rinunciare al controllo pubblico della multiutility. Una strategia illustrata dal Sindaco di Modena, Giorgio Pighi alla commissione consiliare risorse per spiegare l’accordo quadro con Acegas Aps, i cui principali soci sono i comuni di Padova e Trieste. Con questa nuova fusione, che sarà operativa dal 1° gennaio 2013, Hera diventerà il primo operatore in Italia per rifiuti trattati (5,5 milioni di tonnellate all’anno), il secondo per vo­lumi di acqua venduti (300 milioni di metri cubi all’anno), il terzo nella distribuzione di gas (oltre 1,5 milioni di punti di fornitura e 2,9 milioni di volumi distribuiti) e il quinto per la vendita di energia elettrica (11 TWh di energia elettrica ven­duta e oltre 650 mila clienti). Numeri che si tradurranno in una crescita della produzione, superiore ai quattro miliardi e mezzo, con l’utile netto previsto a 140 milioni. Con la nuova aggregazione la quota della holding che riunisce i comuni modenesi soci di Hera, passerà dall’attuale 12,5 per cento al 10,4 per cento, ma questo secondo Pighi non significa una perdita di centralità di Modena, seconda per quote solo a Bologna, nel controllo della multiutility. Anzi, il Sindaco assicura che presto potrebbero esserci altre novità, sempre in Veneto.


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