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Sassuolo, i carabinieri hanno eseguito ordini di cutodia cautelare emessi dalla Dda

A luglio 2011 un imprenditore di Sassuolo, di origini campane, si è rivolto ai carabinieri, raccontando che da qualche tempo un conoscente gli chiedeva soldi, sempre più soldi con il passare del tempo, per aiutare i famigliari di persone finite in carcere. E quando l’artigiano edile ha detto che non ne aveva più perchè lui stesso non veniva pagato per i lavori eseguiti, vista la crisi, il compaesano si è offerto di recuperargli i crediti. L’uomo ha capito in che giro era finito e ha presentato denuncia. Da lì è partita un’indagine che ha portato in manette, su ordine di custodia cautelare emessa dalla Dda di Bologna, sette campani pregiudicati e un imprenditore incensurato: quest’ultimo aveva accettato il recupero crediti. Operazione che l’organizzazione eseguiva minacciando e picchiando le vittime designate. Cinque in tutto gli imprenditori finiti nella rete, tre della Bassa, uno di Rovigo e l’uomo che si è rivolto all’arma. I malviventi si presentavano come i referenti locali del clan dei casalesi facente capo a Sandokan, in realtà i carabinieri hanno riscontrato solo contatti e conoscenze, non ruoli importanti, anche se i nomi di alcuni di loro erano comparsi in altre indagini sulla camorra. Sequestrata anche una pistola caricata a salve. Gli otto, più un nono ancora ricercato, sono accusati di estorsione e rapina, con l’aggravante del metodo mafioso. Oltre 50mila euro i soldi che in varie tranche, partendo da 100 euro e arrivando anche a 25mila, avevano chiesto. Un plauso per l’operazione dei carabinieri dal sindaco di Sassuolo, ma anche un appello: il modenese è ancora un tessuto sano, perchè resti tale serve l’aiuto di tutti i cittadini.


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