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I giudici di Bologna hanno confermato la pena per Marco Manzini che uccise la moglie

Nessuno sconto di pena, nel processo d’Appello, per Marco Manzini, il 38enne condannato a 19 anni di carcere per l’omicidio della moglie Giulia Galiotto. Il delitto avvenne l’11 febbraio 2009 a San Michele dei Mucchietti, sulle colline di Sassuolo. I giudici di secondo grado hanno giudicato inammissibile l’appello presentato dalla procura di Modena – ritenendo che il ricorso andasse presentato in Cassazione – ed hanno respinto i motivi addotti dalla difesa. E’ stato invece accolto il ricorso della parte civile, rappresentato dall’avvocato Elena Vaccari, decidendo così di fatto l’ammontare definitivo della liquidazione del danno: ai genitori di Giulia Galiotto andranno poco più di 450mila euro ciascuno, 150mila alla sorella Elena. Tra 60 giorni verranno depositate le motivazioni della sentenza ed, eventualmente, la procura generale potrà ricorrere in Cassazione. Un delitto passionale, anche se le motivazioni non sono mai state chiarite del tutto. Marco Manzini uccise la giovane moglie colpendola con una pietra, poi ne simulò il suicidio: gettò il cadavere nel Secchia e lasciò vicino alla riva l’auto della donna. Ma i carabinieri non impiegarono molto a scoprire la verità e Manzini alla fine raccontò tutto, dicendo però che non voleva uccidere. Il depistaggio, la telefonata alla famiglia di Giulia Galiotto per dire che era sparita, convinsero il pm che l’omicidio era stato pianificato: la coppia era da tempo in difficoltà.


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