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Il procuratore capo di Modena getta acqua sul fuoco in merito all’iscrizione nel registro degli indagati di Marino e Bonaccini. Un atto dovuto, ma per ora nessun avviso di garanzia

Nessun avviso di garanzia è stato inviato dalla procura di Modena all’assessore comunale Antonino Marino, all’ex assessore comunale e attuale segretario regionale del Pd, Stefano Bonaccini e alle altre quattro persone coinvolte nella vicenda del chiosco del parco Ferrari. Parola di procuratore capo Vito Zincani, che oggi ha voluto precisare i termini della vicenda e smorzare i toni. “Non intendo permettere – ha aggiunto – che la procura di Modena venga strumentalizzata”. In corso Canalgrande, in sostanza, è stato aperto un fascicolo dopo che il tribunale ha rinviato gli atti alla procura perchè approfondisse un passaggio poco chiaro nell’affidamento della gestione del chiosco. I giudici, a margine di un processo per concussione finito con un’assoluzione, hanno chiesto un supplemento d’indagine per un presunto trattamento di favore da parte degli amministratori nei confronti dei gestori, vicenda che risale a 8 anni fa. Inevitabile a quel punto l’iscrizione nel registro degli indagati delle persone chiamate in causa e la richiesta di identificazione personale, l’atto giudiziario che ha raggiunto in questi giorni Marino e Bonaccini. Ma niente avviso di garanzia, perchè allo stato attuale la procura non ha in procinto atti che richiedano l’attivazione di garanzie difensive. Ad esempio, non è previsto per ora che le sei persone vengano sentite dai pm. “Essere indagati non vuole dire essere colpevoli – ha poi voluto sottolineare Zincani – è un passo obbligatorio in caso di qualunque indagine, che può poi chiudersi in svariati modi”. I reati ipotizzati nel fascicolo, su cui appunto verranno svolte le ulteriori verifiche richieste, sono turbativa d’asta, ma che sarebbe comunque già prescritto, e l’articolo 323, ossia l’abuso innominato in atto d’ufficio.


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