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Due modenesi sono stati arrestati in un’operazione condotta dalla Procura di Reggio Calabria su un giro di riciclaggio

Ci sono anche due modenesi tra le 20 persone arrestate questa mattina dalla Guardia di Finanza nell’ambito di una maxi operazione di riciclaggio di denaro messa in atto attraverso l’intermediazione di esponenti di spicco della ‘Ndrangheta e di Cosa Nostra. In carcere è finito Paolo Baccarini, 45 anni, consulente finanziario, mentre è agli arresti domiciliari l’avvocato d’affari Daniela Rozzi, 43 anni. Le indagini della Guardia di finanza e della Dda di Reggio Calabria hanno preso l’avvio dal sequestro di un certificato di deposito in oro del valore di 870 milioni di dollari, avvenuto nei pressi di Rosarno due anni fa. Il titolo era stato emesso nel 1961 dall’allora Credito Svizzero al dittatore indonesiano Soukarno, e in possesso di due persone di Taurianova ritenute vicine alle cosche Fazzolari – Viola – Avignone. Credit Suisse ha ritenuto falso il certificato di deposito, ma gli inquirenti esprimono riserve anche su questa dichiarazione. La base dell’organizzazione è stata individuata a Piana di Gioia Tauro, da dove – secondo l’accusa – sono partiti i soggetti che hanno cercato di mimetizzare il titolo e negoziarlo con alcuni istituti di credito nazionali ed esteri. Le venti persone arrestate avrebbero avuto  i contatti con le banche. Sono accusate, a vario titolo, di associazione a delinquere finalizzata al riciclaggio, alla truffa e alla falsificazione di titoli di credito. “Le trattative intavolate con le banche ci fanno porre alcune domande sul rischio di collusione o di una ingenuità eccezionale da parte dei funzionari bancari” – ha commentato il procuratore della Dda di Reggio Calabria Giuseppe Pignatone. Di rincalzo Nicola Gratteri, procuratore aggiunto: “Davanti a una somma così ingente non sarebbe dovuto accadere che alcuni funzionari di banca, senza battere ciglio, abbiano cominciato a trattare e a discutere la negoziazione del titolo”.


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