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Si è conclusa nelle ultime ore, con la condanna di 5 persone, tra cui il fratello del boss latitante Michele Zagaria, la più importante operazione contro il clan dei casalesi mai realizzata a Modena.

Un successo della legalità e del senso civico e, prima ancora, una voce importante contro omertà e paura. Da una parte il clan dei Casalesi, abituato a minacce e tentativi di estorsione per raggiungere i propri scopi, dall’altra l’impresa edile con sede a Nonantola Pica costruzioni, i cui soci fondatori, nati nelle terre dei casalesi, conoscono bene i metodi camorristici e decidono di resistervi. In mezzo le forze dell’ordine che, sin dall’inizio di questa vicenda, hanno saputo garantire presenza e protezione. Alla fine il risultato è importante: 5 condanne. In cima alla lista il nome del fratello del boss superlatitante, Carmine Zagaria, arrestato proprio qualche mese fa. Stralciata, invece, la posizione del padre Nicola. A seguire alcuni fedelissimi: Michele Barone, Antonio De Rosa, Antonio Fontana e Raffaele Nobis. Non erano un ironico pesce quelle manette scattate ai loro polsi proprio il 1° d’aprile di un anno fa. Ieri in tribunale a Napoli, dove si è tenuto il processo con rito abbreviato, dinanzi al Gup sono stati tutti condannati a pene variabili tra i due ed i 9 anni. Tutti meno lui, la primula rossa, il boss sempre più isolato. Non solo: hanno dovuto versare un ingente somma di denaro sul Fondo di solidarietà per le vittime del racket e dell’usura, che consente di contrastare efficacemente lo strapotere dei clan mafiosi, sostenendo chi sarebbe costretto a piegarsi al malaffare.


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