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Il carcere a vita. Al termine della sua requisitoria, il pubblico ministero Mariangela Sighicelli ha chiesto oggi il massimo della pena per don Giorgio Panini.

L’ergastolo. Al termine della sua requisitoria il pubblico ministero Mariangela Sighicelli ha chiesto il massimo della pena per don Giorgio Panini, il parroco di Vignola, accusato di avere ucciso a coltellate l’amico Sergio Manfredini e di avere ferito gravemente la moglie dell’uomo Paola Bergamini. Per l’accusa non è servito chiamare in aula il religioso, non è servito ascoltare le sue parole, più volte interrotte dalle lacrime. L’udienza era iniziata questa mattina intorno alle 10.30. Don Giorgio, per la prima volta in aula dall’inizio del processo per rito abbreviato, molto provato e scosso, ha chiesto perdono a tutti quelli che hanno sofferto a causa delle sue azioni e a quelli che ancora continuano a soffrire. “Non riesco a farmi una ragione di quanto è accaduto” – ha ribadito il sacerdote che, durante la sua deposizione spontanea davanti al giudice, ha confermato di ricordare solo qualche sprazzo di quella terribile notte e di avere sperato che le perizie psichiatriche cui è stato sottoposto potessero fornire spiegazioni soprattutto a lui. E lo stato mentale del religioso è stato al centro di tutta la prima parte del processo: per i consulenti della difesa lo choc e l’amnesia che ha colto il religioso dopo l’omicidio derivano da uno stato dissociativo acuto determinato da una situazione di forte stress. Il perito del tribunale ha riconosciuto uno stato di forte tensione, don Giorgio non mente quando dice di non ricordare, ma era in grado di intendere e di volere quando ha ucciso. Il delitto avvenne la notte della vigilia del Natale 2009. Don Giorgio non è mai riuscito a ricostruire i fatti e a fornire un movente: i Manfredini erano suoi amici, lo ospitavano da anni nella casa di famiglia, tra vittime e aggressore c’erano da sempre rapporti fraterni. Rapporti che però ultimamente forse vacillavano, almeno secondo i pm Lucia Musti e Mariangela Sighicelli: per la pubblica accusa il parroco avrebbe ucciso perchè i Manfredini si opponevano ad alcuni nuovi affari che l’imputato aveva avviato soprattutto dopo la relazione con una donna. C’è stata premeditazione, la continuazione del reato con il ferimento della moglie e del figlio della vittima, da qui la richiesta del carcere a vita. Nel pomeriggio l’avvocato Antonio Sarzi Amadè è intervenuto sulla perizia psichiatrica, domani la parola passerà a Domenico Giovanardi. Forse già in serata la sentenza.


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