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Anche l’Università di Modena e Reggio Emilia è stata presa di mira dall’attacco degli hacker, che ieri hanno colpito i server di 18 atenei in tutta Italia.

L’attacco è stato nazionale, con 18 università colpite da Milano a Napoli, fra cui anche quella di Modena e Reggio Emilia. Gli hacker, però, che nel pomeriggio di ieri hanno postato su Twitter la notizia della violazione, hanno riservato trattamenti diversi a seconda delle realtà. Sotto la Ghirlandina non si fanno troppi drammi, anzi, dall’Università chiariscono che i dati modenesi erano già raggiungibili e visibili a tutti attraverso le parti pubbliche del sito. In tutto circa cento voci che non coinvolgono studenti, ma docenti e borsisti, che in alcuni casi avevano arricchito le proprie pagine di dati personali comunque consultabili dall’esterno. “Questo è un grande giorno per tutti noi e pessimo per le università italiane. I loro siti sono pieni di debolezze. Avremmo potuto diffondere molti più dati, avremmo potuto distruggere database e il vostro network”. Con queste parole gli hacker hanno accompagnato l’attacco, e allora viene da chiedersi se davvero, per i dati sensibili, cioè voti e carriera degli studenti o notizie sui professori, quello scattato sia o no un campanello d’allarme. “Assolutamente sì – risponde Dario Montardi, responsabile dei servizi informatici dell’Università di Modena e Reggio Emilia -. Questa volta un vero e proprio attacco non c’è stato, ma l’attenzione resta alta”.


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