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Era finito in manette nel marzo del 2006. Ora Vincenzo Alfano è tornato in carcere.

Era finito in manette nel marzo del 2006: i carabinieri si erano presentati nella sua casa di via San Lorenzo, a Nonantola. Per Vincenzo Alfano, ora 53enne, imprenditore edile siciliano, l’ordine di cattura era stato emesso dalla Direzione distrettuale antimafia di Palermo, con l’accusa di riciclare i soldi di Cosa nostra grazie alle sue attività. Non solo, nella condanna passata ieri in giudicato, con la sentenza della cassazione, si legge che Alfano aveva anche favorito la lunga latitanza del super boss Bernardo Provenzano. Proprio Provenzano venne arrestato un mese dopo l’imprenditore, ritenuto fedelissimo di Antonino Mandalà, suoi secondo gli inquirenti i soldi che il siciliano riciclava al nord. Ora Alfano è tornato in carcere, deve scontare ancora un anno e sei mesi. E’ stato fermato ieri, subito dopo la sentenza, sempre a Nonantola. E non era stato il primo uomo di Provenzano ad essere preso nel modenese: appena un anno prima, a Castelfranco, era finito in manette Francesco Pastoia, braccio destro del boss, morto poi suicida in carcere perchè caduto in disgrazia proprio nei confronti del super latitante. Segno che non solo camorra e ‘ndrangheta hanno sempre guardato a Modena.


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