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Avevano minacciato Serafino Cremonini, uno dei figli del patron dell’Inalca, chiedendogli 500mila euro in contanti. La polizia ha arrestato due disoccupati, con una bancarotta alle spalle. Criminali non abituali ma nemmeno sprovveduti.

“Non facciamo sequestri ma rendiamo le persone fortemente invalide”, “Da tempo stiamo seguendo i tuoi movimenti e quelli della tua famiglia”: erano di questo tenore le minacce contenute in una lettera spedita ai primi di maggio all’Inalca di Castelvetro, destinatario Serafino Cremonini, direttore commerciale dell’azienda della carne più famosa al mondo. E’ cominciato in questo modo, con un foglio A4 stampato da un computer, arrivato in busta chiusa e senza impronte, l’incubo per la famiglia Cremonini. Immediata la denuncia alla polizia e subito al lavoro gli investigatori della squadra mobile. La seconda lettera era più esplicita: 500mila euro in contanti da consegnare con modalità che sarebbero state comunicate in seguito, denaro non segnato, senza rilevatori perchè in caso contrario – scrivevano gli estorsori “persone a te vicino soffrirebbero molto”. Quindi, finalmente un contatto: tale Tirelli, nome fittizio, avrebbe chiamato per avere il numero di telefono di Serafino e da quel momento si sarebbe fatto sul serio. Almeno 15 le telefonate, tutte partite da cabine telefoniche di Modena, Reggio, Fiorano e Rubiera, scelte non a caso ma perchè distanti da telecamere della videosorveglianza di banche o altri istituti; le chiamate non venivano fatte con schede telefoniche, che in qualche modo potevano essere rintracciate, ma utilizzando monete in contanti. La squadra mobile ha messo sotto sorveglianza tutte le cabine, una decina in tutto, e quando, lo scorso venerdì, è partita la chiamata da Rubiera, in fretta i poliziotti hanno individuato la coppia di malviventi: un 53enne di Serramazzoni e un 40enne di Reggio Emilia, ex soci in affari in una ditta che produceva e commercializzava componenti meccaniche, chiusa con una bancarotta fraudolenta alcuni anni fa. Criminali non abituali ma nemmeno sprovveduti. Questa mattina l’udienza di convalida per tentata estorsione e gli arresti domiciliari: entrambi hanno confessato e chiarito tutti gli aspetti della vicenda. Non si esclude che in passato abbiano avuto rapporti d’affari con i Cremonini. “Un episodio eclatante e una risposta pronta ed efficace della polizia” ha commentato il questore Salvatore Margherito. Del caso era stato informato anche il ministro dell’Interno Maroni, anche perchè c’era un precedente preoccupante, la tentata estorsione alla famiglia Levoni dove il mandante era niente meno che Alfonso Perrone, clan dei casalesi. Qui la criminalità organizzata però non c’entra nulla.


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