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Vivisezione senza autorizzazione nella bassa modenese: denunciate tre persone e liberati oltre 200 animali vittime di atroci torture.

Praticavano la vivisezione, ovvero compivano esperimenti e test biologici su animali vivi, in un casolare fatiscente della bassa modenese, senza aver ricevuto autorizzazione a portare avanti questa discussa pratica in quel luogo, sconosciuto alle autorità e in precarie condizioni igieniche. Perchè in Italia la vivisezione è possibile, ma anche rigidamente regolamentata. Ma un’azienda modenese, che aveva la necessità di testare i prodotti, e ottenere certificazioni per il centinaio di imprese del biomedicale committenti, ha preferito il fai da te. E ha messo in piedi un laboratorio improvvisato, dove provare i presidi medici destinati poi a ospedali e strutture sanitarie. A scoprire cosa accadeva nel casolare la guardia di finanza assieme alle guardie zoofile della Lav, insospettite da questa vecchia e cadente costruzione che presentava però sistemi d’allarme e protezioni d’avanguardia. Questo perchè nessuno doveva poter entrare e vedere le pratiche portate avanti, le torture subite da topi, conigli, criceti e cavie, operate al di fuori della normativa vigente. Sequestrato l’intero edificio, e denunciato il titolare dell’azienda di analisi bio-chimiche, questa però in regola. Nei guai anche la moglie, proprietaria dello stabile, e un veterinario trovato all’interno del laboratorio. Di fatto rischiano appena una multa, però. Liberate infine oltre 200 bestiole, ora affidate a un’associazione specializzata nel recupero di animali da laboratorio. Secondo la Lega antivivisezione si è probabilmente di fronte alla punta di un iceberg, nessuno immaginava potessero esistere laboratori abusivi per la vivisezione.


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