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30 anni di carcere per aver ucciso il padre: questa la condanna in primo grado per Catia Caliti, accusata di aver colpito a morte l’anziano genitore per motivi economici. L’avvocato ha già annunciato il ricorso in appello.

E’ stata condannata a 30 anni di carcere Catia Caliti, 49 anni, di Carpi, giudicata colpevole dell’omicidio del padre Guido, 88 anni, avvenuto nella casa carpigiana del pensionato l’11 febbraio 2010. Oggi la sentenza del processo, con rito abbreviato, emessa dal giudice per l’udienza preliminare Donatella Donati. Accolte completamente le richieste dell’accusa e negate le attenuanti. Il delitto fu scoperto solo il giorno dopo, fu la donna stessa a chiamare la polizia raccontando di aver trovato il corpo senza vita dell’anziano genitore sul divano. L’uomo aveva il cranio sfondato e Catia Caliti finì in carcere quando sulla sua giacca furono rinvenuti alcuni schizzi di sangue, non compatibili, secondo l’accusa, con lo sfregamento sul corpo di Guido dopo il decesso. L’arma non fu mai ritrovata, ma per la procura era chiaro il movente: la donna aveva prelevato alcune migliaia di euro dal conto del padre, fingendo poi con firme false di restituirli. Quando il pensionato scoprì l’inganno tolse alla figlia la firma, da qui il delitto. Alla lettura della sentenza Catia Caliti è scoppiata a piangere, poi è stata riaccompagnata in carcere. Gli avvocati della difesa Riccardo e Giorgio Pellicciardi hanno già annunciato il ricorso in appello, ritenendo non concludenti le prove. Per questo avevano chiesto per l’assistita l’assoluzione. Omicidio badante, convalidato arrestoConvalidato oggi dal giudice il fermo di polizia giudiziaria eseguito nei confronti di Fransisco Silva, il brasiliano 35enne accusato di essere l’omicida di Teresa Anna Urbaniak, la 48enne polacca il cui cadavere era stato ritrovato, il 6 maggio scorso, lungo il Percorso Sole tra Vignola e Marano. Emesso anche un provvedimento di custodia cautelare in carcere. Intanto domani verrà conferito l’incarico per l’autopsia, che era rimasta sospesa in attesa di sviluppi nelle indagini, e la medicina legale intende eseguire subito l’esame. L’avvocato del brasiliano, Monica Reggiani, sta valutando la possibilità di nominare un perito di parte, gli esiti dei test potrebbero essere determinanti anche per la difesa.


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