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Questa mattina i legali di Vittorio Miani hanno presentato al Tribunale del Riesame la richiesta degli arresti domiciliari. Resta invece indagato a piede libero il figlio Marco, che per gli inquirenti, avrebbe aiutato il padre.

Verrà fissata entro il 20 di agosto l’udienza al Tribunale del Riesame a Bologna per discutere la richiesta di concessione di arresti domiciliari per Vittorio Miani, il 78enne modenese accusato dell’omicidio del sassolese Franco Gatti. I legali dell’indagato Mario Marchiò e Giuseppe Scalera hanno presentato in mattinata la richiesta, nella speranza che i giudici di Bologna possano ribaltare la decisione del Gip di Modena Domenico Truppa che aveva negato i domiciliari al pensionato per timore che l’uomo potesse ancora inquinare le prove. Da sabato è stato formalmente indagato per concorso in omicidio e occultamento di cadavere anche il figlio di Vittorio, Marco Miani, 40 anni, che resta a piede libero ma con gravi accuse a suo carico. Presto dovrebbe essere interrogato dai magistrati che indagano sull’omicidio, i pm reggiani Katia Marino e Luca Guerzoni. Per gli inquirenti l’alibi del 40enne non regge: i tabulati telefonici proverebbero infatti che all’ora del delitto l’uomo era già a Casalgrande e non a Pavia come raccontato. Sempre sabato i carabinieri hanno perquisito l’abitazione di via Mazzini a Sassuolo dove Marco abita con i genitori. Sono stati sequestrati abiti ma anche numerosi proiettili: Vittorio Miani è un cacciatore, detiene fucili legalmente denunciati. Secondo l’accusa almeno un proiettile, un calibro 22, potrebbe essere compatibile con la pistola utilizzata per uccidere Franco Gatti e non ancora ritrovata. ‘Senza l’arma del delitto – taglia corto l’avvocato Marchiò – la compatibilità è poca cosa, siamo nel campo delle congetture’. Padre e figlio, dal carcere e da casa, continuano a dichiararsi estranei al delitto. Franco Gatti, imprenditore ceramico, è stato ucciso il 29 luglio con due colpi di pistola sparati a bruciapelo. Il corpo è stato trovato il 2 agosto in un pozzo nero nel podere che i Miani hanno a Sant’Antonino di Casalgrande.


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