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Marco Miani, figlio di Vittorio, è indagato per complicità nell’omicidio di Franco Gatti, avvenuto una decina di giorni fa a Sant’Antonino di Casalgrande. La vittima era stata uccisa e gettata in un pozzo. E domani la difesa chiederà al riesame i domiciliari per il padre

Il 40enne Marco Miani è indagato, a piede libero, in merito all’omicidio di Franco Gatti: l’uomo è accusato di concorso in omicidio e occultamento di cadavere. In sostanza, avrebbe aiutato il padre Vittorio, ora in carcere, che il 29 luglio avrebbe – dice l’accusa – sparato a bruciapelo due colpi di pistola contro l’amico di vecchia data, Gatti, 61 anni, rappresentante di Sassuolo. I due avevano litigato a causa di un grosso debito che vantava Vittorio Miani, 73 anni. Il corpo è stato trovato dai carabinieri dopo qualche giorno: era stato gettato nel pozzo di un casolare di Sant’Antonino di Casalgrande, Reggio Emilia, di proprietà dei Miani. Il successivo racconto di un testimone, che aveva visto il 73enne con l’auto usata dalla vittima, poi data alle fiamme, ha fatto scattare le manette ai polsi del pensionato. Ma le versioni fornite dal figlio fin dall’inizio, a tratti contraddittorie, l’albi che lo voleva a Pavia mentre i riscontri telefonici lo posizionavano nel reggiano, e le discordanze sull’orario di uscita dall’autostrada, hanno convinto gli inquirenti che il 40enne non era estraneo all’accaduto. Ieri la perquisizione nella casa di via Mazzini, a Sassuolo, dove Marco vive con i genitori. Sequestrati molti indumenti e l’auto dell’indagato, verrà tutto attentamente analizzato alla ricerca di eventuali tracce. Ascoltate anche altre persone informate sui fatti. Anche il 40enne è seguito dagli avvocati Mario Marchiò e Gianluca Scalera, che hanno annunciato la presentazione domani, al tribunale del riesame, della richiesta di arresti domiciliari per Vittorio Miani.


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