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Resta in carcere Vittorio Miani, il 73enne sassolese accusato di aver ucciso Franco Gatti e di aver gettato il corpo nel pozzo della sua casa di campagna. Oggi in aula si è avvalso della facoltà di non rispondere. 

 Vittorio Miani deve rimanere in carcere. Lo ha sentenziato il giudice per le indagini preliminari Domenico Truppa, che ha motivato la decisione con il pericolo di inquinamento delle prove e di reiterazione di gesti pericolosi. Inoltre il Gip ha ritenuto le prove a carico di Miani stringenti ed univoche. Le accuse delle quali l’imputato è chiamato a rispondere vanno dall’omicidio aggravato, all’occultamento di cadavere, al porto abusivo d’arma da fuoco, al danneggiamento a seguito d’incendio. Questa mattina durante l’udienza, l’imputato si è avvalso della facoltà di non rispondere. Per lui, che ha 73 anni, i legali Mario Marchiò e Gianluca Scalera, hanno presentato richiesta di arresti domiciliari. Miani è accusato di aver ucciso Franco Gatti, 61 anni, probabilmente durante una lite, e poi di aver gettato il corpo nel pozzo di un casolare nelle campagne reggiane, che l’imputato usa soprattutto d’estate. Entrambi di Sassuolo, amici da tempo, a scatenare il raptus omicida, dicono gli inquirenti, vecchie ruggini ma anche una grossa somma di denaro che la vittima doveva al suo carnefice. Gatti era scomparso giovedì 29 luglio, la famiglia allarmata aveva fatto denuncia. Domenica sera l’auto che stava usando il giorno della sparizione è stata data alle fiamme in una via residenziale di Magreta. Da qui la svolta alle indagini, fondamentale anche il racconto di un testimone che ricordava di aver dato un passaggio fino a casa a Miani, proprio da Magreta e proprio in quei giorni. Ieri è stato sentito a lungo anche il figlio dell’arrestato, ma allo stato attuale non risultano altre persone indagate. Intanto è stata disposta l’autopsia, che sarà fatta a Modena, sul corpo di Gatti.


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