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Un debito da 200, forse 300mila euro, sarebbe alla base dell’omicidio di Franco Gatti, il sassolese di 61 anni scomparso da casa giovedì scorso. Il suo corpo, colpito da due proiettili, era stato gettato in un pozzo nero. Fermato il proprietario del podere, Vittorio Miani, anche lui di Sassuolo.

Il corpo senza vita di Franco Gatti, 61 anni, rappresentante e imprenditore, che viveva con la famiglia a Sassuolo, in via Boccaccio, è stato recuperato ieri sera. Era da giovedì scorso che le forze dell’ordine lo cercavano, dopo che la moglie ne aveva denunciato la scomparsa. Il telefono dell’uomo era stato messo sotto controllo dalla procura di Modena, si sapeva che il suo ultimo appuntamento era stato a Sant’Antonino di Casalgrande, Reggio Emilia. Aveva incontrato un amico di vecchia data, Vittorio Miani, 73 anni. Le indagini del pm Giuseppe Tibis e dei carabinieri hanno subito escluso il suicidio: uscito di casa Gatti aveva telefonato al meccanico che stava riparando la sua Bmw per chiedere quando fosse pronta. Il sassolese aveva allora preso in prestito la Fiat Musa della figlia. L’auto è stata determinante per la svolta nelle indagini: è stata data alle fiamme domenica sera, in via Polo, a Magreta. Qualcuno voleva coprire le tracce. Un testimone si è poi recato in caserma per raccontare di aver dato, giorni prima, un passaggio fino a casa a Miani: lo ha incontrato proprio a Magreta, accanto alla vettura che si stava cercando. Il teste ha capito che qualcosa non andava quando ha sentito delle ricerche di Gatti e dell’incendio del veicolo. Il passo successivo è stata la perquisizione del podere reggiano e il lungo interrogatorio del presunto assassino. Miani è stato sottoposto a fermo la scorsa notte, e poi trasferito in carcere, all’interrogatorio davanti ai pm si è avvalso della facoltà di non rispondere. Alla base del raptus omicida, dicono gli inquirenti, vecchie ruggini: Gatti pare dovesse al sospetto omicida 200-300mila euro. Il 61enne in passato aveva avuto problemi per una bancarotta e anche per lavoro nero, forse aveva difficoltà economiche. La vittima, ha appurato la medicina legale, è stata colpita da due proiettili sparati da una pistola di piccolo calibro, che ancora non è stata trovata. Ma le indagini sono ancora in corso e non è escluso che nell’inchiesta, in futuro, possano essere coinvolte altre persone. Domani la convalida del fermo Vittorio Miani, pensionato, vive a Sassuolo, in via Mazzini 228. E’ accusato di omicidio aggravato, occultamento di cadavere, porto abusivo di arma da fuoco e danneggiamento a seguito di incendio. L’arma del delitto non è stata trovata, ma nella sua abitazione sono stati sequestrati  fucili da caccia, legalmente detenuti. Il delitto, secondo gli inquirenti, è avvenuto nel podere delle campagne reggiane, un casolare che Miani ha ereditato, dove – nel tempo libero – coltiva l’orto e alleva galline. Nella frazione di Sant’Antonino tutti conoscono lui e la famiglia. Secondo la ricostruzione degli inquirenti Miani ha incontrato la vittima nel podere, e lì dovrebbe essere scaturita la lite, poi degenerata. L’indagato ieri non ha risposto alle domande dei magistrati. Per domattina in Tribunale a Modena è fissata la convalida del fermo davanti al Gip Domenico Truppa. Durante l’interrogatorio di garanzia potrebbe decidere di raccontare la sua verità, comunque non prima che i suoi legali Mario Marchiò e Gianluca Scalera possano avere accesso agli atti.


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