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Resteranno in carcere a vita. Ieri sera, verso le 21, la Cassazione ha confermato la condanna all’ergastolo per la modenese Francesca Brandoli e il suo ex compagno Davide Ravarelli.

Ci fu premeditazione e vista l’efferatezza del delitto, compiuto con 19 tra coltellate e pugnalate, le attenuanti generiche non devono essere riconosciute. Ieri sera la Cassazione ha confermato in pieno la sentenza della Corte d’appello dello scorso 10 dicembre, spalancando di fatto le sbarre del carcere a vita per la 37enne modenese Francesca Brandoli e per l’ex compagno della donna, il grafico milanese di 38 anni Davide Ravarelli. I due la notte del 30 novembre 2006 aggredirono e uccisero l’ex marito della Brandoli, l’artigiano di Reggiolo Christian Cavaletti, cui il tribunale per i minorenni di Bologna, proprio quella mattina, aveva affidato i due figli avuti con la donna. Un fatto che, unito alle lettere scritte dalla Brandoli ai giornali locali contro Cavaletti, indirizzò da subito le indagini. Ad incastrare definitivamente i due, le intercettazioni telefoniche e il ritrovamento da parte dei carabinieri degli scontrini dei prodotti comprati da Ravarelli e dalla Brandoli nel pomeriggio di quel tragico 30 novembre, poche ore prima del delitto, un coltello e un martello. Un acquisto che ha indotto la Corte d’Assise di Reggio Emilia, pronunciatasi in primo grado il 29 ottobre 2008, a ritenere premeditato l’omicidio e dunque a condannare all’ergastolo Francesca Brandoli e Davide Ravarelli che proprio nel corso del processo, dopo un vibrante scambio di accuse, decisero di porre fine alla loro relazione. Ergastolo confermato poi dalla Corte d’appello e, in via definitiva, ieri dalla Cassazione. All’ultimo atto di questa vicenda non hanno assistito né i familiari di Christian Cavaletti, né i due imputati. Ad informare Francesca Brandoli, nel carcere bolognese della Dozza, è stato stamattina l’avvocato Salvatore Staiano: “Abbiamo fatto il possibile per mitigare la sentenza – ci ha detto stamattina – ma non c’è stato nulla da fare: non ci resta che prenderne atto”.


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