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E’ morto probabilmente per asfissia, Tefa Deshir, l’albanese 39enne che ieri ha perso la vita mentre lavorava in un tombino per il reflusso dei liquami. L’intervento non è stato compiuto in totale sicurezza.

Solo l’autopsia potrà stabilire con esattezza le cause della morte di Tefa Deshir, e il corpo è stato infatti portato all’istituto di medicina legale, ma le prime risultanze fanno pensare a un’asfissia. Sul posto ieri i carabinieri e anche gli esperti della medicina del lavoro, che hanno ricostruito tutti i movimenti dell’operaio albanese di 39 anni, prima che avvenisse il fatale infortunio. L’uomo ieri stava lavorando all’azienda agricola Malavasi Vittorio, di via Forna 23, a San Giacomo Roncole di Mirandola. Era entrato, inizialmente alla presenza di un collega, in un tombino, un pozzo nero che era stato temporaneamente svuotato. Dovevano aggiustare una pompa per il reflusso dei liquami, ma verso la fine dell’intervento l’albanese ha detto all’altro operaio che poteva andare, avrebbe concluso da solo, e da solo è rimasto. Tefa Deshir non indossava l’autorespiratore, previsto in questi casi visto che il tombino, anche vuoto, resta invaso da miasmi e l’aria è quasi irrespirabile. Devono essere state le esalazioni, quindi, a fargli perdere conoscenza e a impedirgli di risalire. Forse era già morto quando il pozzo è stato nuovamente riempito dai liquami. Il cadavere è stato trovato da un collega moldavo che verso le 14, non vedendolo, ha cominciato a cercarlo, visto che i lavori dovevano essere finiti da tempo. L’immigrato viveva a Mirandola, era in regola con i documenti e con il contratto di lavoro, lascia la moglie e tre figli.


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