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Ha un nome il mandante della bomba all’agenzia delle Entrate di Sassuolo del luglio 2006. Sei gli arresti, quattro abitano tra Maranello e Serramazzoni. Un commercialista svizzero è ricercato. Beni sequestrati per più di 8 milioni di euro.

Dopo quattro anni di indagini ha finalmente un nome il mandante dell’attentato all’Agenzia delle Entrate di Sassuolo. Si tratta di Paolo Pelaggi, 36 anni, originario di Crotone, titolare della Point One di Maranello che commercializzava prodotti informatici. Fu la verifica fiscale disposta nella sua azienda a far scattare la ritorsione. Era il 26 luglio del 2006. Pelaggi era legato agli Arena, ‘ndrina attiva nella zona di Isola Capo Rizzuto. Erano anni difficili per la cosca degli Arena, nel crotonese si stava consumando la faida con i Nicoscia. C’era confusione e forse per questo Paolo Pelaggi ha fatto di testa sua, mettendo la bomba davanti all’Agenzia delle Entrate di via Adda. Un errore, perché da subito le indagini dei carabinieri del Comando provinciale di Modena e del Gico della Guardia di Finanza di Bologna, coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia, si sono concentrate sulla malavita organizzata e sulla ‘ndrangheta. Con la sua azienda Paolo Pelaggi e i fratelli Davide, 42 anni, ed Emanulee di 48, non solo reimpiegavano il denaro che gli veniva consegnato dagli Arena ma riuscivano a farlo fruttare. Dalla Point One di Maranello non uscivano computer o apparecchiature informatiche ma solo scatoloni pieni di ferraglia che venivano venduti a una ditta austriaca e, dopo vari passaggi, ritornavano in Italia acquistate in modo fittizio da altre aziende. In questo modo Pelaggi riusciva a guadagnare 8mila euro al mese vendendo e acquistando materiale inesistente. Un’operazione possibile grazie alla regia occulta di un commercialista di Lugano, tuttora ricercato. Oltre ai fratelli Pelaggi sono stati arrestati oggi Giuseppe Manica, 47 anni, e Fiore Gentile, 26 anni: era Fiore con il fratello Tommaso, 30 anni a tenere i rapporti tra i Pelaggi e gli Arena. Il padre Francesco Gentile era infatti il braccio destro del boss Carmine Arena. Dopo che un anno fa il fratello Tommaso era finito in carcere, era Fiore a fare la spola tra Crotone e Maranello. Il Gip di Bologna ha anche disposto il sequestro di beni mobili e immobili, 5 tra case e appartamenti, un terreno, cinque veicoli, partecipazioni societarie e polizze assicurative per un valore complessivo di 8 milioni di euro. Ancora da quantificare il denaro dei 43 conti correnti sequestrati. Cinque i denunciati, persone che avevano permesso la triangolazione delle fatture false, uno in particolare che voleva uscire dal giro, è stato a sua volta minacciato dai fratelli Gentile. Una volta dentro, dovevi rispettare le regole della ‘ndrina. La bomba all’agenzia delle Entrate E’ il 26 luglio del 2006. Nel cuore della notte un boato squarcia Sassuolo. Ignoti hanno piazzato una carica esplosiva davanti alla porta dell’Agenzia delle Entrate di via Adda. L’esplosione è potente, riesce a sventrate la vetrata antisfondamento, i vetri vengono scagliati come proiettili, distrutti gli arredi e la controsoffittatura. Non ci sono feriti, ma solo perché gli uffici sono vuoti; di giorno sarebbe stata una strage. I carabinieri seguono tutte le piste ma subito si indirizzano sulla criminalità organizzata, solo pochi giorni prima l’Agenzia sassolese aveva premesso di scoprire una frode sull’Iva da quasi 100 milioni di euro. Cominciano le indagini e spunta il nome dei Pelaggi. E’ il primo attentato in Italia che ha come obiettivo un’Agenzia delle Entrate, immediatamente scatta la solidarietà e la condanna del mondo politico, delle associazioni economiche. Una bomba, un attentato di questo tipo, era un fatto assolutamente nuovo per la città. Di fatto gravissimo parlò anche Enzo Ciconte, fra i massimi esperti in Italia delle dinamiche delle grandi associazioni mafiose.


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