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30 anni di carcere: è quanto chiesto dal pm per Marco Manzini, accusato di aver ucciso la moglie a febbraio 2009 e di aver poi tentato di simulare un suicidio per farla franca. Per la difesa è vizio di mente. Il processo davanti al gup.

Il sostituto procuratore Pasquale Mazzei ha chiesto una condanna, nel processo con rito abbreviato davanti al giudice per l’udienza preliminare Meriggi, a 30 anni di carcere. L’imputato è Marco Manzini, 36 anni, perito elettronico, accusato di omicidio premeditato: la notte tra l’11 e il 12 febbraio 2009 ha ucciso, colpendola alla testa con una pietra, la moglie, Giulia Galiotto, 30 anni, impiegata di banca. Il delitto era avvenuto nella casa di famiglia a San Michele dei Mucchietti di Sassuolo, l’uomo subito dopo aveva preso il cadavere e lo aveva gettato nel vicino fiume Secchia, aveva anche spostato sull’argine l’auto della donna, per simulare un suicidio. Telefonò poi ai suoceri dicendosi preoccupato perché non aveva notizie della moglie. I carabinieri non impiegarono molto, però, a capire come erano andate realmente le cose e Manzini alla fine confessò il delitto. Ma l’uomo, pazzo di gelosia, ha sempre sostenuto che non voleva uccidere, che la situazione era degenerata. Di diverso avviso il pm e anche la famiglia, costituitasi parte civile e rappresentata dall’avvocato Elisa Vaccari: secondo l’accusa l’uomo quella sera chiamò la moglie al telefono e le chiese di incontrarlo non per parlare della loro situazione ma per attirarla nella trappola mortale. Contestano, invece, la premeditazione gli avvocati della difesa, Roberto Ghini ed Elena Bompani, che chiedono sia riconosciuto il parziale vizio di mente, forti di una perizia psichiatrica presentata a discapito e anche di un passaggio di quella disposta dal giudice, che non la esclude completamente. Ora la parola al giudice.


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