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Stavolta al truffatore è andata male, ma a distanza di pochi giorni dal caso di Modena, un’altra donna appena diventata vedova è finita nel mirino di un malintenzionato. Simili anche modalità e richieste.

Lunedì era toccato ad una 85enne di Modena, vedova da due giorni, convinta da un falso vigile urbano a pagare 49 euro per una raccomandata contenente informazioni sul testamento biologico del coniuge appena scomparso. Ma all’interno del plico c’era solo dell’inutile materiale facilmente scaricabile da internet. Stavolta a finire nel mirino di un malintenzionato è stata una donna di Carpi, rimasta anch’essa vedova da pochi giorni. La donna si è vista recapitare un plico postale, intestato al coniuge scomparso, che riportava in evidenza la scritta: “Testamento biologico – Documentazione informativa strettamente confidenziale”. Per ritirare il plico avrebbe dovuto pagare in contrassegno 49 euro, la stessa cifra della truffa modenese. Non avendo mai sentito parlare dal marito, quando era in vita, di testamento biologico, la carpigiana fiutando il raggiro ha chiamato la polizia, che ha confermato la tentata fregatura. All’interno del plico, infatti, il solito materiale inutile senza alcun valore. La truffa è stata evitata, ma l’allarme è scattato anche per le evidenti similitudini con il caso modenese. La polizia invita i cittadini, anche di fronte ad un semplice dubbio, a non ritirare la corrispondenza e telefonare al 113. Truffe di questo genere, con richiesta di pagamento in contrassegno postale di piccole somme di denaro a favore di fantomatici enti, sono sempre più frequenti. E nel mirino dei furbetti ci sono le persone più deboli, colpite da un recente lutto o anziani in primis. Lavoro nero, chiusi tre laboratori cinesi Il quadro purtroppo è noto: piccole aziende tessili gestite da cinesi che impiegano manodopera irregolare di connazionali, spesso clandestini, in precarie condizioni igieniche e di lavoro. Un sistema noto, ma non per questo meno grave, anzi. Proprio per questo è importante l’operazione di ieri dei carabinieri della compagnia di Carpi, insieme a personale della Direzione provinciale del lavoro in grado di assumere provvedimenti immediati, che hanno controllato tre laboratori cinesi a San Felice, Camposanto e Novi di Modena. I controlli hanno confermato un utilizzo diffuso di manodopera irregolare, 7 operai su 10 dipendenti nel caso più clamoroso, con gli addetti, ancorché non schiavizzati, che però mangiavano e dormivano in depandance ricavate all’interno del laboratorio. Per questo la Direzione provinciale del lavoro ha disposto l’immediata sospensione dell’attività lavorativa, essendo stata superata la soglia di legge del 20% di manodopera non regolarmente assunta, mentre i proprietari cinesi sono stati denunciati e dovranno pagare sanzioni per complessivi 50mila euro. Inoltre i carabinieri hanno arrestato due operaie già colpite da ordini di espulsione.


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