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Daniele Giovanardi, presidente della Misericordia, invita i cittadini a visitare i Cie, e poi a decidere se li vogliono o no, e anche gestiti da chi. E’ amareggiato Giovanardi, dopo il blitz di ieri degli anarchici, l’ennesimo attacco contro di lui e contro l’associazione.

E’ amareggiato, si sente solo, abbandonato non tanto dalle istituzioni ma soprattutto dalla città e dai cittadini. Il giorno dopo il blitz in Duomo da parte di un gruppo di anarchici bolognesi che protestava contro i centri di identificazione e di espulsione, Daniele Giovanardi, presidente della Misericordia, l’associazione che gestisce le strutture di Modena e di Bologna, chiede una profonda riflessione. ‘Sono pronto a fare un passo indietro – dice Giovanardi – se il problema sono io, ma è una legge dello Stato a prevedere questi centri, la gente deve dunque dire se li vuole oppure no’. Sul fronte delle indagini i quattro dimostranti identificati sono stati denunciati in base all’articolo 405 del codice penale – interruzione di funzione religiosa – rischiano dai 15 giorni ai 2 anni. ‘Loro sono stati denunciati ma sono liberi, io vivo sotto scorta e sono di fatto in prigione’ – aggiunge Daniele Giovanardi. "E in più mi sento a disagio, qualcuno potrebbe pensare che questo mio resistere porta solo seccature e fastidi, come l’interruzione della messa”. E allora, Giovanardi propone di aprire le porte del Cie ai modenesi, perché vedano come viene gestito e decidano se lo vogliono o preferiscono chiuderlo. “Perché di certo non è un lager, ma io sono pronto a lasciare la gestione, anche se non mi risulta che ci sia chi vuole prenderla in mano”. E continuano le reazioni al blitz e gli attestati di solidarietà a Daniele Giovanardi, oggi espressa da Luca Ghelfi, consigliere provinciale del Pdl, e da tutto il Partito democratico. Il senatore Giuliano Barbolini, Pd, aggiunge che si tratta di gesto “inqualificabile”.


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