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Ancora un blitz delle forse dell’ordine in una fabbrica di nuovi schiavi. Chiuso un laboratorio tessile cinese a Rovereto, dove lavoravano ininterrottamente 10 clandestini, ovviamente in nero.

Li hanno trovati al lavoro alle macchine, anche se era piena notte. E non poteva essere diversamente, perché i turni erano praticamente ininterrotti. Poche ore di sonno in brande accatastate, pasti rapidi e frugali in cucine improvvisate, e poi di nuovo a tagliare, cucire, stirare. Erano in 13, ma solo tre avevano un contratto, gli altri erano fantasmi. I carabinieri di Carpi, assieme al personale della Direzione provinciale del lavoro, la scorsa notte hanno ispezionato un laboratorio tessile a Rovereto e hanno trovato gli operai asiatici intenti alla produzione. Avevano tutti tra i 27 e i 33 anni, uomini e donne, sottoposti a orari estenuanti, costretti a non uscire mai dall’edificio, dove vivevano in condizioni igieniche precarie, occupando locali malsani attigui alla fabbrica. Per il laboratorio è scattata la sospensione dell’attività, in quanto la manodopera in nero superava il 20% del totale delle persone impiegate, e sono state elevate sanzioni per 35mila euro. La titolare, una cinese di 43 anni residente a Novi, è stata arrestata per sfruttamento di lavoratori clandestini. Ma come all’aguzzina è andata anche per due dei nuovi schiavi: sono stati arrestati in quanto già in precedenza espulsi dal paese. Così vuole la legge italiana. Allontanati nomadi indesideratiLa polizia, questa mattina, ha svolto nuovi controlli nell’area in cui si sono sistemati i giostrai del luna park di Modena. E ha trovato cinque caravan di nomadi, residenti in Sicilia, che non avevano motivo e autorizzazione per sostare nella zona. Sono stati allontanati dal territorio comunale in quanto indesiderati. Sempre la polizia, la scorsa notte, intervenuta in una lite tra 3 stranieri ubriachi, in via Bellinzona, ha arrestato un marocchino di 28 anni che aveva in tasca 10 grammi di eroina. L’immigrato aveva anche cercato di aggredire gli agenti.


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