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I casalesi sono rimasti senza soldi: ad annunciarlo oggi il responsabile della Dda di Napoli dopo l’ennesimo maxi sequestro di beni. Nelle scorse settimane, grazie a operazioni modenesi, messi i sigilli a case e terreni per circa 100 milioni di euro.

E’ sempre più terra bruciata intorno al clan dei casalesi: oggi i carabinieri, coordinati dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli, hanno nuovamente messo sotto sequestro i beni riconducibili a Dante Passarelli, uomo di Francesco Schiavone e Francesco Bidognetti, morto nel 2004. Dopo il decesso, poco prima dell’inizio del processo Spartacus, i beni vennero restituiti alla famiglia. Ora, grazie a una legge del 2008, è possibile far scattare i sigilli anche alle proprietà passate in mano agli eredi. Il maxi sequestro di oggi, tra proprietà, terreni e persino una tenuta, l’ex Cirio di Caserta, tutti in Campania, e del valore di 700 milioni di euro, si aggiungono a quelli su cui sono stati messi i sigilli fra fine marzo e inizio aprile a seguito di indagini modenesi. Fra i 50 milioni in immobili bloccati dai carabinieri, oltre ai 6 milioni sequestrati in un’operazione di polizia e guardia di finanza, e gli ultimi beni per 40 milioni, grazie a un’inchiesta avviata dopo la denuncia di due imprenditori edili che lavorano a Nonantola, per estorsioni compiute dagli uomini di Michele Zagaria, salgono a 800 i milioni spariti dalle casse della camorra. E il procuratore aggiunto della Direzione distrettuale antimafia di Napoli, Federico Alfiero De Raho, non esita a dire che i casalesi sono ora in difficoltà: hanno difficoltà a pagare gli stipendi ai dipendenti del clan, a pagare gli avvocati per i processi in corso, a sostenere le spese di sostegno ai famigliari di chi è finito dietro le sbarre. I sequestri, quindi, oltre agli arresti, stanno colpendo al cuore l’organizzazione criminale che da tempo ha rivolto a Modena la sua attenzione.


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