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23 arresti, due i ricercati, beni sequestrati per più di 6 milioni di euro. La Direzione distrettuale di Bologna ha chiuso un’inchiesta su usura ed estorsioni contro il clan dei casalesi. Le indagini sono durate 18 mesi. Vittime ed estorsori abitano tutti nel modenese.

Era in un garage di Nonatola che i boss si riunivano per dividersi il territorio e decidere come muoversi. Alla testa di tutto Alfonso Perrone, detto ‘O pazzo’, uomo legato al più famoso Sandokan, al secolo Francesco Schiavone, ma tra gli arrestati ci sono anche parecchi uomini al soldo di Michele Zagaria, latitante da 15 anni: una collaborazione tra gruppi criminali impensabile fino a pochi anni fa. L’operazione San Cipriano condotta dalla Guardia di Finanza di Bologna con l’appoggio della squadra mobile di Modena ha confermato una volta di più il livello di infiltrazioni del clan dei casalesi nel tessuto economico e sociale della nostra provincia. Abitano tutti nella provincia di Modena i 23 arrestati questa mattina all’alba. Tra loro personaggi di spicco come Salvatore Lionetto ‘O zingarone’ o Domenico Esposito, meglio conosciuto come ‘Mimì o boxer’: erano loro, assieme ad Alfonso ‘O Pazzo’, a gestire il giro di estorsioni: sempre ai danni di piccoli imprenditori del Sud, ma questa volta è stato accertato che ad essere taglieggiati non erano solo imprenditori originari del casertano, zona di influenza dei casalesi, ma campani in generale, segno che l’organizzazione si muove con più sicurezza rispetto al passato. Ed è un segno dei tempi anche il diverso modus operandi: alle vittime veniva chiesto di pagare un pizzo mensile di 3mila euro, oppure di versare 30mila euro in un’unica soluzione, a volte venivano chiesti addirittura benefit, auto o escort di lusso. Capitava anche che fossero costretti ad assumere le compagne dei fiancheggiatori, donne dell’est rimaste incinta che con un regolare contratto potevano contare sul permesso di soggiorno e sull’assistenza sanitaria. Presi di mira erano imprenditori edili, ma sempre più spesso venivano coinvolti commercianti ed esercenti, titolari di bar, ristoranti o locali notturni. Nove le vittime accertate, ma ovviamente si pensa possano essere tante di più e non solo circoscritte alla provincia di Modena. Tre di loro, picchiate a sangue dai loro aguzzini, hanno deciso di collaborare con gli inquirenti. La ferocia dei metodi è un altro elemento che contraddistingue l’organizzazione malavitosa che aveva assoldato picchiatori professionisti, due albanesi sono attualmente ricercati. Chi non pagava veniva massacrato e finiva all’ospedale. Tutti gli arrestati devono rispondere di estorsione aggravata dai metodi mafiosi. Si tratta di persone ufficialmente disoccupate, al limite dell’indigenza o con bilanci familiari e d’impresa risibili, ma che al contrario vivevano alla grande. Un esempio per tutti, quello di Mario Temperato che aveva preso a nolo una Ferrari 430, versando una cauzione di 18mila euro in contanti. Senza fare una piega. E di denaro indubbiamente ne gira parecchio: mentre erano in corso le ordinanze di custodia cautelare in carcere, i finanzieri hanno provveduto a sequestrare beni per un valore di almeno 6 milioni di euro tra immobili, automobili e partecipazioni in società. Il Procuratore: "Non abbiate paura di denunciare" Il procuratore capo di Bologna Roberto Alfonso lancia l’allarme: a Modena la presenza dei casalesi si sta trasformando in radicamento. Poi si rivolge alle vittime, chiedendo la loro collaborazione: “lo Stato saprà difendervi e proteggervi". Le indagini sono cominciate nel 2006, due i filoni, uno partito a seguito di una segnalazione giunta alla Dda di Bologna da inquirenti che seguivano una pista a Firenze, e presa in mano dal Gico della guardia di finanza, e uno aperto dopo i ricoveri in ospedale delle vittime massacrate, riportanti lesioni, anche con 40 giorni di prognosi, che hanno insospettito i medici che si sono così rivolti alla polizia. "E’ stato sgominato un livello alto di mafiosi – conferma Amedeo Pazzanese, capo squadra mobile Modena".I commenti delle istituzioni Alla squadra mobile della Polizia e alla Direzione distrettuale antimafia di Bologna arrivano i complimenti del sindaco di Modena: “Ogni singolo settore può veicolare denaro alla criminalità organizzata – commenta Giorgio Pighi – bisogna intervenire creando i presupposti per allontanare gli intrusi e per far sì che la magistratura scopra la provenienza criminale del danaro”. “L’operazione è il segno concreto dell’impegno di tutto un territorio contro le mafie “aggiunge il presidente della Provincia di Modena Emilio Sabattini che si congratula con Guardia di Finanza, Squadra mobile, Polizia tributaria e con la Direzione distrettuale antimafia.


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