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Omicidio di Carpi. Le indagini sembrano concentrarsi sul privato di Guido Caliti. Forse, nelle prossime ore, una svolta.

Una rapina solo simulata. Dall’appartamento di via Lucrezio 11 non manca nulla, nemmeno i cinque euro che Guido Caliti aveva lasciato sul tavolino d’ingresso. Gli investigatori non tralasciano alcuna pista ma sono ormai certi che il pensionato carpigiano, trovato morto con il cranio fracassato, non sia stato ucciso da un rapinatore o da un balordo che ha perso la testa, ma da qualcuno che aveva facile accesso nella casa della vittima. Anche oggi, domenica, le indagini non si sono fermate. In commissariato a Carpi si continua a lavorare per ricostruire il patrimonio e le disponibilità dell’88enne e dei suoi familiari. La figlia Katia e il compagno Guido Marri sono stati sentiti come persone informate dei fatti: sono stati loro a trovare il cadavere dell’uomo lo scorso venerdì, la figlia è anche stata una delle ultime a vederlo vivo, dopo averlo accompagnato a fare la spesa giovedì pomeriggio. Resta ancora da chiarire – e per questo si attendono gli esiti dell’autopsia, che verrà eseguita solo nelle prossime ore – l’orario preciso della morte, collocata tra giovedì sera e venerdì mattina. Dall’esame autoptico arriveranno anche maggiori indicazioni sull’arma del delitto, un oggetto contundente pesante e acuminato che l’assassino ha fatto sparire senza lasciare alcuna traccia apparente. Un raptus o premeditazione è presto per dirlo, Guido Caliti è stata colpito con particolare ferocia. Una violenza dietro la quale potrebbe esserci molto di più di una rapina finita male.


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