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Una lista di più di 3mila testi, due questioni di costituzionalità, una raffica di eccezioni: è iniziata in salita la seconda udienza,a Torino, del processo Eternit. La difesa sembra quasi prendere tempo, del resto sul procedimento pende la spada di Damocle del processo breve.

“ Ce lo aspettavamo, avevano presentato le stesse richieste davanti al giudice per l’udienza preliminare”. E’ laconico il commento dell’avvocato Bruno Pezzarossi che rappresenta la parte civile degli ex dipendenti, o dei loro famigliari, dell’Icar di Rubbiera, gruppo Eternit. I vertici del colosso dell’amianto sono a processo a Torino per disastro colposo, a causa delle migliaia di operai morti per aver lavorato questa micidiale polvere, otto delle vittime erano modenesi impiegati nel reggiano. Ma l’avvocato è anche ottimista: “nessun dubbio che sarebbe stato un processo lungo e combattuto, ma i giudici sembrano intenzionati a procedere velocemente”, ha spiegato. Già fissata la prossima udienza, l’8 febbraio, poi via, con una seduta a settimana. Ma quella di ieri è stata la giornata degli avvocati della difesa: hanno presentato due questioni di costituzionalità, una raffica di eccezioni di nullità ma soprattutto una lista di testi complessiva che supera i tremila nomi. “Vogliono tentare di annullare qualche controparte, ridurre l’elenco delle parti lese – spiega il sindacalista della Cgil reggiana, Oriano Lazzaretti, che da sempre si batte perché sia resa giustizia ai morti dell’Icar – per questo abbiamo sempre controllato con attenzione, e più volte tutti i singoli i documenti, le dichiarazioni e le querele presentate”. Ma forse la difesa vuole anche prendere tempo: su questo procedimento incombe il disegno di legge per il processo breve, questo potrebbe essere uno dei casi in cui non si potranno superare i due anni per ogni grado di giudizio, pena la prescrizione. E sarà difficile chiudere questo caso in due anni, come si è visto ieri alla seconda udienza quando la difesa ha chiarito che sarà una dura battaglia. Don Giorgio, depositata la periziaSembra improbabile, in tempi brevi, il trasferimento di don Giorgio Panini dal carcere di Modena in una struttura di cura, così come richiesto dagli avvocati della difesa. Nelle prossime ore sarà il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Modena a prendere in esame la perizia depositata dal prof. Giuliano Turrini, chiamato a pronunciarsi sullo stato di salute del parroco di Vignola e la sua compatibilità con il regime carcerario. Nei giorni scorsi l’avvocato Domenico Giovanardi aveva chiesto di sottoporre il suo assistito a una perizia psichiatrica per mettere agli atti i ricordi del sacerdote e la sua versione dei fatti relativa a quanto successo la notte del delitto. Don Giorgio, lo ricordiamo, ha ucciso a coltellate l’amico Sergio Manfredini, ma ancora oggi ripete di non ricordare quasi nulla dell’accaduto.Novi  Sad, procura apre fascicolo Dopo l’accordo raggiunto tra Comune e Soprintendenza sui lavori per la realizzazione del maxi parcheggio interrato del Novi Sad, la Procura di Modena ha formalmente aperto un’inchiesta conoscitiva sulla base dell’esposto presentato, mesi fa, da Italia Nostra, Legambiente e Wwf. Il procuratore capo Vito Zincani ha dato mandato alla stessa Soprintendenza di valutare nel merito la denuncia degli ambientalisti che parla di ‘distruzione del bene culturale’. Nell’intesa raggiunta la scorsa settimana, la Soprintendenza aveva comunque già dato il via libera alla ripresa degli scavi, con l’impegno di realizzare un parco archeologico al termine dei lavori.  


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